Il Valzer dei codardi, Davide Nanti racconta il suo primo disco

0
191
Davide Nanti

Il primo disco. Qualche incertezza ma tanta voglia di fare. Di certo Davide Nanti ne ha un sacco da raccontare sul suo primo lavoro da solista. Come lo ha scritto, da dove sono arrivate le idee e perché. Di quella Fivizzano che sembra tanto lontana e che invece è stato il quotidiano da cui voler fuggire di tanto in tanto. E dalla sua età, così distante dai cantautori di 50 anni fa, con cui ha dovuto, volentieri, confrontarsi e scendere a patti.

Il Valzer Dei Codardi è uscito da poco (30 marzo) e ora aspetta di suonare forte nei locali in cui Davide andrà a presentarlo. Canzoni disidratate, senza troppe macchinazioni, ma ricche di genuinità.

Parliamo di Processo a me stesso, “la fine e la fine della storia che consente ad essa soltanto di ripetersi – racconta Davide -. I figli non hanno solo la fisionomia dei padri, hanno la stessa voce, usano le stesse parole, la pensano nello stesso modo, fanno gli stessi errori. I figli benedicono i padri e i padri danno la colpa ai figli. Cerco di rimediare a me stesso e alla generazione di mio padre analizzando i miei errori che poi sono i suoi e i loro. Due errori legano queste generazioni simbolicamente: il boom dell’eroina e il suo ritorno. Più che il successore ambisco al successivo”.

E continuiamo con i Postumi della nostra anima, uno dei pezzi più intimi del disco, un umile inno alle incapacità che ci accomunano, “Promessi alcoolisti, pastori e fedeli del culto dei Bar, ove il senso di colpa è per aver bevuto troppo e l’anima il sapore che si ha in bocca.”

Dopo l’introduzione con due pezzi estremamente acustici, Davide inganna l’attesa con La Ballata dell’Assassino, la storia di Lollo e Marisa, dove “Marisa tradisce Lollo, colpevole di aver attentato alle rivoluzioni di lei. Lollo inconsapevole, troppo debole per reagire, dà la colpa a se stesso, alla propria umana impotenza”. “Dentro di noi vive l’assassino che canta la nostra profetica fine, dapprima che tutto abbia inizio”, annota Davide sul diario di questi 3 minuti di storia.

Martin Amis dice che le slot machine sono banditi a un braccio solo, o meglio, è come in Inghilterra le chiamano. Allora perché in Italia le chiamiamo macchinette? Io ci ho lavorato in una sala slot turno notturno. Questa è la storia di una ragazzo che va a prendere il padre in una sala slot nel cuore della notte”. E anche per questo capitolo ci siamo, no?

Il murales davanti a casa arriva a metà disco, ed è come una riflessione senza fiato, l’incomunicabilità che diventa un non luogo, come si immagina la vita leggendo Marc Augè, “Mi sento migliore sapendo che riuscirò a sapere qualcosa che non so, pensare qualcosa che non penso dopo che parleremo”.

C’è poi il momento lucido della confessione, della richiesta di una protezione, umana, da qualcosa che sembra rendere sempre incerto il cammino, un’inno a chi sa esserci quando c’è e non ce n’è bisogno, presto o tardi. Jessica è una canzone d’amore, e i suoi colori sono quelli dei nostri sogni.

E poi, alla fine, c’è Via Roma, che parla di un trasloco. “Parla di una presa di posizione su un comportamento pietoso e giustificatorio – chiarisce Davide -, parla di come in realtà le cose possono cambiare nonostante i mostri che abbiamo dentro, che indossano i nostri panni o che bussano per entrare”.

E per conoscere meglio i singoli brani, l’appuntamento è per il 19 aprile a Pontremoli (ore 22). Una serata al caffè Bellotti per ascoltare i capitoli del Valzer dei Codardi e parlare con Davide del suo primo disco, dei suoi eroi e dei sulle sue aspettative su questo pazzo mondo chiamato Terra.