Brasile, strage in una scuola di San Paolo: dieci i morti. La madre di uno dei 2 killer: “Mio figlio era vittima di bullismo”

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Police officers guard the entrance of the Raul Brasil State School in Suzano, Brazil, Wednesday, March 13, 2019. The state government of Sao Paulo said two teenagers, armed with guns and wearing hoods, entered the school and began shooting at students. They then killed themselves, according to the statement. (Mauricio Sumiya/Futura Press via AP)

Mercoledì mattina – quando in Italia erano le 13.30 circa – a Suzano , in Brasile, nello stato di San Paolo, sono circa le 7 del mattino quando due ragazzi incappucciati entrano in una scuola elementare e, durante l’ora dell’intervallo, aprono un fuoco di proiettili, 10 le persone uccise, tra cui cinque studenti tra i 15 e i 17 anni, due dipendenti e il proprietario di un negozio vicino, mentre altre 17 hanno riportato ferite da arma da fuoco.

Prima di entrare sembra abbiano aggredito il concessionario di un’autofficina vicina a questa e lo abbiano ferito gravemente. Poi, dopo il primo massacro, si sono diretti verso il settore dell’istituto di lingue. Ma qui non hanno potuto continuare perché il professore con gli alunni si erano barricati in un’aula. I due avrebbero a quel punto rinunciato a proseguire e, alla fine dell’attacco, si sarebbero suicidati.

Da quanto riferito dal quotidiano Folha de S. Paulo si trattava di Luiz Henrique de Castro di 25 anni e Guilherme Taucci Monteiro di 17, entrambi ex allievi della scuola, vivevano nella stessa strada ed erano amici.

Una pistola calibro 38, un arco con frecce, esplosivi , bottiglie molotov e un grande quantitativo di rabbia l’armamentario dei due giovani assassini, i quali sembra non avessero mai avuto problemi con la giustizia e non avessero mai dato segni di particolare aggressività.

La madre di Guilherme Taucci de Monteiro, il più giovane dei due ex alunni autori del massacro, ha affermato al programma Brasil Urgente, della tv Bandeirantes, che il figlio avrebbe smesso di studiare, l’anno scorso, perché era vittima di bullismo. Senza fornire ulteriori dettagli sui problemi denunciati dal ragazzo, la donna si è detta sorpresa per l’accaduto, “Vorrei capire anche io, non aveva nessun motivo in particolare, era un ottimo figlio”, ha detto la mamma del 17enne. Secondo i media brasiliani, la donna sarebbe tossicodipendente e il figlio sarebbe cresciuto con i nonni. La nonna dell’adolescente è morta un mese fa.

Ora, l’interrogativo che rimane aperto è circa quell’imponente quantitativo di rabbia che ha spinto due giovani, incensurati, a compiere questo truce massacro; non il primo che avviene nelle scuole del Brasile.

Infatti, a parte le continue sparatorie tra cartelli e gang che costrinsero a chiudere le scuole per sei mesi l’anno scorso, ci sono state almeno altre sette Columbine nel paese. Nel 2002 un giovane di 17 anni uccise due colleghi in un’aula nella scuola privata Sigma a Salvador de Bahia. Nel gennaio del 2003 a Taiúva, 400 chilometri da San Paolo, un ex studente ferisce a colpi di 38 otto compagni, tra cui una docente. Muore per le ferite un ragazzino paraplegico.

Nell’aprile del 2011 a Realengo, ovest di Rio, dodici ragazzi, dieci femmine e due maschi, muoiono  nella scuola municipale Tasso da Silveira. La killer era una donna, 23 anni. Si chiamava Wellington Menezes de Oliveira. Ha chiesto di ritirare un certificato, ha proposto una conferenza con gli studenti e poi ha fatto fuoco prima di suicidarsi.

Nell’aprile  del 2011 un ragazzino, vittima di bullismo, accoltella a morte un compagno a Piauí. Nel settembre dello stesso anno un bambino di 10 anni spara alla sua professoressa e si suicida.  Cosi nell’aprile del 2016, nello Stato di Paraíba, un ragazzo di 16 anni esplode sette colpi di pistola contro tre studenti. Due anni dopo, alla periferia di João Pessoa, un adolescente spara a tre compagni che restano feriti e uccide la sua ex fidanzatina. Infine a Goiânia, ottobre 2017, un ragazzino di 14 anni irrompe a scuola, uccide con la 38 del padre due studenti e ne ferisce altri quattro. Si considerava vittima di bullismo.

Stragi di questo tipo impediscono di poter andare alla ricerca di ragioni e motivazioni. Anche il bullismo non può essere, con ragione, considerato un motivo, è evidente però che talvolta, esso sia presente come quella certa premessa ad una rabbia così folle e cruda.