Claudio Barontini e l’altro Lindsay Kemp: tra disegni e fotografie al CaMeC La Spezia

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Lindsay Kemp Claudio Barontini. Disegni e fotografie | CaMeC La Spezia

Resterà aperta al Centro di Arte Moderna e Contemporanea della Spezia sino al 24 febbraio 2019 la mostra “Lindsay Kemp Claudio Barontini. Disegni e fotografie”. Curata da Marzia Ratti con Eleonora Acerbi e prodotta dallo stesso CaMeC, con testo critico di Vittorio Sgarbi, racconta un Kemp quasi inedito unendo la serie di ritratti di Claudio Barontini ai disegni dello stesso coreografo, attore, ballerino, mimo e regista britannico, scomparso lo scorso 24 agosto, a ottant’anni.

Un omaggio involontario, racconta l’autore a chi lo incontra e si legge nel sito, in realtà parte di un progetto più ampio che avrebbe dovuto concludersi con l’esibizione dello stesso Kemp al Teatro Civico. Un percorso espositivo e performativo che avrebbe presentato l’artista a tutto tondo: dalla dimensione privata, raccolta oggi al Museo, alla scena che tutti conoscono. Come ha detto e scritto Paolo Asti, assessore alla Cultura del Comune della Spezia, è una mostra “lieve ma potente, internazionale”, non solo per quello che Kemp ha rappresentato pubblicamente, ma anche perché permette al visitatore di coglierne malinconia e ironia in un’unione d’immagini e sentimenti sublime. Maestro, mentore del teatro/danza e del mimo, autore e interprete ineguagliabile di spettacoli replicati in tutto il mondo, da genio irriverente e garbato ha attraversato tutti i territori della creatività nel suo percorso, rimanendo sempre sé stesso. Così i personaggi ritratti sulla carta, con segno veloce e abbreviato, mettono in scena nella forma del disegno preparatorio, quasi felliniano, suoi eroi personali, leggeri e precari allo stesso tempo, “memorie di una giovinezza sempre portata dentro”.

Si legge in una delle sale espositive: “Il cuore di ciascuno è pieno di danzatori ma l’importante è osare, alzare il sipario e mostrarli al mondo. Sciogliere il nodo e farlo diventare una linea, un sorriso. Per te”. Così succede nelle fotografie di Barontini che non solo ha ricostruito il legame dell’artista con lo spezzino, ma al contempo è riuscito – in quel lungo e amichevole incontro, a Livorno – ad andare oltre al personaggio, a cogliere di tanto in tanto alcune sfumature sottili e intime di Kemp come uomo. È questo che rimane, in fondo. Quando la tensione scenografica lascia spazio all’imprevisto, all’inatteso: il fotografo lo segue nello spazio dell’abitato, nell’esuberanza del suo mondo, nelle interpretazioni ripetute di quella vita-teatro mai troppo abbandonata al caso. Lo segue, lo osserva e lì, tra una posa e l’altra, cattura nell’impercettibilità di alcuni (umani) cedimenti la fragilità (non debolezza) del districato, ma sempre da districare, “nodo” che rende simili noi tutti a Kemp, Kemp a noi tutti. Possiamo abbracciarci nelle fantasie dei suoi tessuti, nelle linee dei suoi disegni. Ritrovarci fragili, ma ostinati. Se possibile sorridenti.

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Claudio Barontini, livornese per nascita e spezzino per adozione, è fotoreporter professionista e maestro del ritratto attivo soprattutto nel mondo editoriale. In bianco e nero ha fotografato, sempre con grande intensità, numerosi personaggi di spicco come Pietro Cascella, Carlo d’Inghilterra, Robert De Niro, Vittorio Gassman, Patti Smith, Vivienne Westwood e molti altri ancora. Tante le mostre come le pubblicazioni in volumi, magazine e riviste. Per saperne di più www.claudiobarontini.it. Maggiori informazioni sulla mostra al sito del CaMeC La Spezia: http://camec.museilaspezia.it/Mostre/in_corso.html