Speciale Al cinema con Eco – Incontro con Leiji Matsumoto al Lucca Comics & Games 2018

Incontro con il creatore di Capitan Harlock e Galaxy Express 999

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Matsumoto

L’edizione di quest’anno del Lucca Comics & Games ha visto tra i tanti ospiti il leggendario Leiji Matsumoto.
Il mangaka e animatore giapponese – papà di vere e proprie icone come Capitan Harlock e Galaxy Express 999 – si è concesso alla stampa nella Sala dell’Oro della Camera di Commercio di Lucca, parlando non solo di curiosità relative alle sue opere, ma anche della sua personale filosofia di vita.

Il sensei ha una carriera costellata di successi, come riesce a continuare ad ispirare diverse generazioni mantenendo una qualità così alta?

Matsumoto: In realtà anch’io ho fatto tanti errori, non è vero che ho mantenuto sempre un livello così alto. Però ho sempre pensato di disegnare quello che mi piaceva, per esempio la storia – anche la storia dell’Europa e dell’architettura europea – che ho studiato molto. Già dalla scuola elementare, continuando per tutta la scuola media, mi soffermavo molto sulle fotografie dell’Europa di alcune riviste; dopo sognavo queste architetture che avevo visto in foto e le disegnavo. Ho sempre messo su carta quello che sognavo, che desideravo fare.

In Giappone quest’anno le sue opere sono tornate molto presenti, sono state celebrate in diverse trasmissioni televisive e lei è tornato a disegnare il manga di Galaxy Express. Che intenzioni ha nel portare avanti le sue opere?

Matsumoto: Tutte le storie che ho fatto sono come un viaggio che non finisce. Sono tutte parti di un puzzle, di un’unica storia. Non ho intenzione di scrivere la fine di questa storia perché non voglio smettere di scrivere, come un viaggio protratto per l’eternità.

Nelle sue storie sono presenti diversi elementi western, è stato ispirato anche da Sergio Leone e dagli spaghetti-western?

Matsumoto: Più che da un regista in particolare, o da un film, direi dal western in generale. Da bambino guardavo molto i film americani, da ragazzo mi piacevano molto anche i film italiani, quelli di Sergio Leone appunto. Anche queste cose da bambino poi le sognavo e le disegnavo, sono tra le cose che mi hanno ispirato. Ero molto affascinato dalle pistole, le collezionavo e le riportavo nei miei manga. Dei film italiani mi piaceva soprattutto il lato romantico, anche questo mi ha ispirato.

Com’è cambiato secondo lei il pubblico delle sue storie di fantascienza?

Matsumoto: Io nelle storie metto le mie idee, quindi sono per chi le apprezza, per il mio pubblico. Io e il mio pubblico è come se ci venissimo incontro.

Il mondo è molto cambiato in questi anni, anche i suoi personaggi seguono questi cambiamenti?

Matsumoto: È cambiato ma gli ideali dei miei personaggi sono gli stessi: il mondo non deve avere bandiere. Non è più il momento di essere divisi, non devono esserci differenze di religione, razza o paesi. Dobbiamo unirci, imparare dalla storia, da quello che abbiamo vissuto. Bisogna diventare una popolazione unita che si protegge a vicenda e proteggere la terra, l’ambiente che ci circonda. Nelle mie opere porto avanti sempre questo messaggio.

Una sua frase che mi aveva colpito in passato diceva “I giovani non dovrebbero vergognarsi di piangere. L’unica cosa di cui dovrebbero vergognarsi è arrendersi”. Mi ha ricordato una frase di Harlock “Se si continua a credere nei propri sogni la propria vita non sarà mai stata invano”. Quanto è importante questo insegnamento, soprattutto oggi che i giovani sognano sempre meno?

Matsumoto: Il mio pensiero non è cambiato, tenetevi stretti i vostri sogni, sono importanti, vi porteranno a vivere in un futuro migliore. La vita è fatta per vivere, non è fatta per arrivare alla morte. Nessuno nasce per morire, tutti nascono per vivere. Oggi posso perdere, può essere una pessima giornata, ma senza nessuna vergogna bisogna pensare che domani ci sarà qualcosa di positivo, che ci porterà a rialzarci.

Perché la sua fantascienza riprende sempre qualcosa dal passato? Per esempio il Galaxy Express è basato su un vecchio treno, non su uno moderno.

Matsumoto: Vivevo nel Kyushu, venivo da una famiglia povera e non potevo permettermi di viaggiare in treno spesso. Come altre cose osservavo anche le foto dei treni sulle riviste, ero affascinato anche da quelli. Spedivo i miei disegni alle case editrici nella speranza di essere preso. Un giorno, a 18 anni, una di queste mi contattò da Tokyo e misi insieme tutti i soldi che avevo per prendere un biglietto di sola andata del treno. Quel treno che presi era il modello C-62 che ispirò il Galaxy Express, per raggiungere Tokyo dal Kyushu ci metteva 24 ore.
Riprendo elementi del passato e del presente nelle mie opere di fantascienza perché fanno parte della mia esperienza personale.

Volevo chiederle di ricordare l’esperienza professionale e umana della lavorazione della serie Corazzata spaziale Yamato.

Matsumoto: Quando mi hanno chiesto di fare l’anime di Yamato ero abbastanza preoccupato. Non sapevo come sviluppare la cosa, però era un’opportunità molto importante. Volevo semplicemente realizzare una storia nello spazio, ho preso come modello la corazzata del periodo della guerra. Ho riportato la nave Yamato in un contesto spaziale aggiungendo semplicemente alcune parti (motori ad energia, ecc.). I personaggi sono basati su persone reali: il capitano è basato su mio padre, Susumu su mio fratello minore. Come dicevo prima tutto nasce dalle mie esperienze personali e dai miei sogni.

È mai stato ispirato nella sua filosofia da qualche arte marziale?

Matsumoto: Il mio credo è quello del samurai: non scappare mai. Scegli la tua strada e non mollare dopo una sconfitta, come dicevo prima. Nella mia vita ci sono stati momenti duri, ma non ho mai mollato. Durante la guerra lanciarono la bomba atomica su Nagasaki che è proprio nel Kyushu, la mia regione. Inizialmente dovevano addirittura lanciarla nella zona dove abitavo, per condizioni atmosferiche avverse cambiarono obiettivo. In questo senso io, e tutti i ragazzi della mia zona, siamo dei sopravvissuti. Essendo del Kyushu poi conosco molte persone con parenti o amici morti per la bomba o in seguito per le radiazioni. Ho vissuto la storia in prima persona, quel dolore e quella sofferenza. Tutte queste esperienze hanno ispirato la filosofia che poi esprimo su carta.

Suo padre, essendo un pilota, le raccontava della guerra?

Matsumoto: Mi ha raccontato tante storie. Prima lui volava con i francesi, scoppiata la guerra è stato richiamato in patria a combattere. Lui è tornato dalla guerra ma molti altri, suoi conoscenti, non sono tornati, addirittura i tre quarti. Tornò cambiato e con un messaggio da tramandare, quello che vi ho raccontato fino adesso: siamo nati per vivere, non per morire. La guerra è un orrore che non si deve ripetere. Per tutta la mia vita lui mi ha spronato intimandomi di non arrendermi, di rialzarmi e combattere per i miei sogni. Se c’è una persona da cui ho preso ispirazione nel mio messaggio questo è mio padre.

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