#EcoDeiLibri – Per chi suona la campana di E. Hemingway (trad. N.M Martone)

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collage suona campana

Difficile parlare di Ernest Hemingway, difficile ancor più a 80 anni di distanza dagli episodi su cui si incentra un romanzo come Per chi suona la campana. Uno dei più importanti dello scrittore americano e per molti un’immancabile lettura che ha raccontato un tratto di una guerra civile che ha fatto da apripista al secondo conflitto mondiale.

Hemingway, che visse in prima persona gli episodi del I conflitto mondiale, lavorando come giornalista sul campo, racconta la storia di Robert Jordan come fosse un reportage, colmo di pathos e di avventura, ma anche denso di profonde riflessioni sulla condizione umana, nei terribili tempi di guerra.

L’incarico di Jordan, intellettuale americano, arruolatosi nei ribelli che contrastano il regime franchista, è quello di far saltare un ponte in territorio nemico. Per compiere tale atto ha bisogno di un supporto tattico-militare che gli viene offerto da un gruppo di partigiani di cui Pablo è il comandante. Ben presto si viene a conoscenza della inferiorità numerica dei partigiani e, all’interno del gruppo, iniziano a presentarsi piano piano i vari personaggi, con i loro tratti più delineanti. Incontriamo Pilar, la “mujer” di Pablo, un vero collante per tutta la banda oltreché donna dalle mille risorse, e veniamo a contatto con Anselmo, un vecchio contadino filo comunista che non riesce a trovare un senso logico nell’uccidere un uomo solo perché è fascista, e conosciamo Maria, una giovane donna a cui Robert regalerà il suo cuore sin dal primo giorno.

Non bisogna pensare che Per chi suona la campana sia un attacco profondo di Hemingway al fascismo, in esso vi è una costante riflessione che va al di là del credo politico e analizza più nel profondo la misura di umanità che vi è all’interno di un conflitto seppur su scala ridotta come quello spagnolo.

Robert sa di essere arrivato sulla montagna per compiere una missione suicida e la sua consapevolezza va ad affermarsi con lo scorrere delle pagine, con l’avvicinarsi di Maria e la sempre più frequente voglia di fantasticare un futuro libero e diverso assieme alla donna che ha scoperto di amare.
Pensare a Maria, a tutto quello che potrebbe significare la fine della guerra ed una nuova vita assieme a lei, rende Robert Jordan cosciente ancor di più del pericolo cui va incontro. Non è importante dover morire così lontano dall’America se lo si è fatto per un motivo giusto, per il protagonista è importante poter dare il proprio contributo per lottare dalla parte della Repubblica, non tanto per vincere una battaglia tra bande, ma per poter affermare un senso di giustizia universale.

Il consiglio, questa settimana, è quello di affrontare i primi freddi con una lettura calda e affascinante, che non perde smalto dopo decine e decine di anni.