7 sconosciuti a El Royale, divertissement tarantiniano

Il secondo film del regista di Quella casa nel bosco

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El Royale

1969, alcuni sconosciuti (un ricco cast che comprende Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson e Jon Hamm), ognuno con qualche segreto da nascondere, si ritrovano nello stravagante hotel El Royale, struttura situata tra i due stati della California e del Nevada. Chi sono davvero? Quali sono i loro misteriosi intenti?

Drew Goddard appartiene a quella generazione di nuove leve del cinema americano che sono partite dal piccolo schermo, come i suoi amici Joss Whedon (con cuiha collaborato in serie cult come Buffy l’ammazzavampiri e Angel) e J.J. Abrams (per cui ha scritto alcuni episodi delle serie Lost e Alias). Sono proprio queste due conoscenze illustri, questi due signori del blockbuster contemporaneo, a farlo approdare al cinema; una carriera iniziata con la sceneggiatura del piccolo successo Cloverfield (prodottoda Abrams) e con la regia dell’instant classic Quella casa nel bosco (co-sceneggiato epatrocinato da Whedon). Dopo una nomination all’Oscar per lasceneggiatura di Sopravvissuto – The Martian, Goddard torna in sala con la sua seconda regia: 7 sconosciuti a El Royale.

Goddard è uno di quegli autori postmoderni a cui piace tributare e giocare con gli elementi del cinema, e della cultura pop, a lui più cari. Dopo il decostruttivo tributo all’horror attuato in Quella casa nel bosco, divertita dichiarazione d’amore al genere, il regista torna a rendereomaggio a una delle sue ispirazioni: il cinema di Quentin Tarantino. 7 sconosciuti a El Royale riprende infatti il soggetto dell’ultimo TarantinoThe Hateful Eight – e la classica struttura narrativa a capitoli, in cui si gioca anche sulla temporalità di alcuni eventi, adottata dal regista in diversi suoi film (si avvertono reminiscenze del leggendario Pulp Fiction). Il film si diverte a giocare con tanti piccoli cliché degli anni ’60 (c’è davvero di tutto, dalla guerra in Vietnam alla Manson Family) e con la musica pop dell’epoca, mettendo in scena un simpatico divertissement che però risulta non sempre riuscito. I dialoghi, fulcro del genio tarantiniano, non sono brillanti come quelli dell’illustre progenitore, pecca che appesantisce la visione, visti anche i 141 minuti di durata.

El Royale

Questidifetti non minano comunque in modo irreparabile la resa generale della pellicola; 7 sconosciuti a El Royale si rivela una visione godibile, soprattutto per i fan irriducibili di certo cinema pulp.