Blackkklansman, tra intrattenimento e riflessioni sul nostro presente

La storia di Ron Stallworth, il poliziotto afroamericano infiltrato nel KKK

0
87

Primi anni ’70, Ron Stallworth (John David Washington), primo detective afroamericano della polizia di Colorado Springs, riesce a prendere contatto telefonicamente con il Ku Klux Klan fingendosi un bianco razzista desideroso di unirsi al gruppo.
Tutto questo darà il via ad un’operazione di infiltrazione, portata avanti fisicamente dal detective bianco Flip Zimmerman (Adam Driver), volta a sventare possibili attentati terroristici da parte del KKK.

A tre anni dal musical Chi-Raq (da noi distribuito direttamente in streaming pochi mesi fa da Prime Video) arriva in sala Blackkklansman, il nuovo “Spike Lee’s Joint”.
Basata sul libro autobiografico del vero agente Ron Stallworth, la sceneggiatura – dopo qualche anno nella Black List dei migliori copioni non ancora prodotti – ha trovato finalmente i finanziamenti grazie al team produttivo dietro l’horror black di successo Scappa – Get Out (Blumhouse Productions, QC Entertainment e la casa di produzione del regista Jordan Peele, Monkeypaw Productions).

Blackkklansman, come altre opere del regista di Brooklyn, è un film stratificato, che coniuga una natura più di intrattenimento – in questo caso poliziesca e ironica – con una più prettamente educativa (edutainment).
C’è il buddy film interrazziale con la strana coppia, uno bianco e l’altro afroamericano, dove però le dinamiche vengono ribaltate (tradizionalmente il bianco è la mente e il nero il braccio, nel film di Lee è il contrario).
Ci sono citazioni al filone della blaxploitation (b-movie anni ’70 che avevano come riferimento il pubblico afroamericano) nello stile di alcune scene e nell’utilizzo dei pezzi funky e soul della colonna sonora; anche vere e proprie citazioni dirette in alcune battute (il dialogo tra Ron e l’attivista/fidanzata Patrice – l’attrice Laura Harrier – dove lui le chiede se preferisca Shaft o Super Fly).
Le scene ironiche, ben scritte e pregne di un’ironia liberatoria e intelligente, mettono alla berlina i membri del KKK, ignoranti – oltre che in senso generale – del fatto che a prenderli in giro sia un appartenente all’etnia considerata da loro inferiore (le telefonate con Duke, leader del KKK interpretato gustosamente da Topher Grace, sono spassose).
Il lato educativo è esplicato in momenti come quello in cui Jerome Turner, anziano interpretato da Harry Belafonte, racconta del linciaggio di Jesse Washington ad un gruppo di studenti attivisti; in queste scene – per chi scrive le più deboli di BlackkklansmanLee tende a diventare forzatamente troppo didascalico e retorico.
Il film mostra spaventosi paralleli col nostro presente (David Duke che usa slogan “trumpiani”), sottolineati nel finale con immagini del raduno dei suprematisti bianchi a Charlottesville, dove perse la vita la pacifista Heather Heyer – alla cui memoria è dedicata la pellicola – investita insieme ad altri durante la contromanifestazione.

Blackkklansman

Blackkklansman è un film che ha stile – puro stile Spike Lee, nel bene e nel male – che riesce ad intrattenere, ma anche a far riflettere su alcune tematiche, oggi urgenti quanto negli anni ’70.