L’uomo che uccise Don Chisciotte, Chisciotte Vive!

Arriva nelle sale "il film impossibile" di Terry Gilliam

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Il regista pubblicitario Toby Grisoni (Adam Driver) è in Spagna a girare uno spot basato sul Don Chisciotte.
Un misterioso gitano (Óscar Jaenada) gli fa arrivare tra le mani il dvd di un suo film, girato da Toby anni prima quando era ancora uno studente, proprio sullo scalcinato cavaliere della Mancha.
Guidato dalla nostalgia, e in cerca di ispirazione, torna nel paesino di Los Sueños, set del vecchio film, incappando in Javier (Jonathan Pryce), l’uomo che aveva scelto per il ruolo del protagonista.
Scoprirà che l’anziano ciabattino è impazzito ed è convinto di essere davvero Don Chisciotte…

Dopo vent’anni di lavoro e vari tentativi, Terry Gilliam (visionario regista di Brazil, L’esercito delle 12 scimmie e Paura e delirio a Las Vegas) riesce finalmente a portare sullo schermo la sua versione del Don Chisciotte di Cervantes.
L’uscita de L’uomo che uccise Don Chisciotte rappresenta un vero e proprio evento per ogni cinefilo: la possibilità di assistere ad un film considerato, fino a poco tempo prima, irrealizzabile, come afflitto da una maledizione (anche Orson Welles non riuscì mai a terminare il suo adattamento per lo schermo del romanzo).
Le prime riprese fallite nel 2000 – testimoniate dal documentario Lost in La Mancha – hanno visto la produzione essere colpita da un nubifragio e il protagonista, all’epoca l’attore francese Jean Rochefort, da una prostatite e da una doppia ernia del disco; in seguito altri tentativi morti sul nascere – dove si sono avvicendati attori del calibro di John Hurt e Robert Duvall – hanno portato alla convinzione che la famigerata pellicola non avrebbe mai visto la luce.

“Ero molto nervoso, perché è stato un processo così lungo. Molte persone ormai si erano fatte in testa il loro film, avevo paura di fare un film non al livello di quello che loro si erano immaginato.”

Il pericolo che correva quest’opera, espresso da Gilliam stesso nelle parole succitate, risiedeva appunto nell’aspettativa, nell’alone quasi leggendario che la circondava, “uno dei più famosi film mai realizzati”.
L’ex Monty Python ha dovuto sicuramente ridimensionare le sue ambizioni; il budget inizialmente previsto, sui 32 milioni di dollari, è stato ridotto a 16 milioni di euro.
La sceneggiatura, nelle sue varie riscritture, ha così dovuto abbandonare l’idea iniziale del viaggio nel tempo (nell’originale Toby doveva essere catapultato nella Spagna del ‘600 e incontrare il vero Don Chisciotte).
Il film presenta sicuramente dei limiti e in alcune parti tende a diventare confusionario – se non caotico -, ma ripaga con una sua innocenza e un genuino amore per il fantastico, merce rara in molte produzioni contemporanee (magari più rifinite, curate con perizia, ma più fredde e insincere).
La stessa storia personale del film, e del suo coraggioso e folle regista – pronto a rialzarsi e a scagliarsi di nuovo contro i mulini a vento -, ha influenzato l’opera in modo significativo (“Ho aggiunto l’idea del danno che i film provocano alle persone, così è diventato un pochino autobiografico”).

Don Chisciotte

“La cosa migliore di questo film, per cui è valsa la pena di aspettare tutto questo tempo, sono gli attori. Sono brillanti, i migliori che potevo desiderare.”

Fulcro vitale della pellicola è sicuramente la strana coppia di protagonisti, Pryce (Brazil, Pirati dei Caraibi, Il Trono di Spade) e Driver (Star Wars, Silence, La truffa dei Logan), perfetti nel rendere le dinamiche tra i due personaggi e a strappare più di una risata.

L’uomo che uccise Don Chisciotte – per quanto riguarda chi scrive – riesce a sopravvivere al suo mito; le sue imperfezioni, retaggio di una lavorazione travagliata, non minano il divertimento e il puro piacere per il fantastico che riesce a trasmettere.
Per gli amanti di Gilliam; un film che rappresenta la sua prova più convincente tra le sue produzioni recenti.