I Milanesi ammazzano al sabato di Giorgio Scerbanenco

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Milanesi ammazzano al sabato

Un padre è disperato. Cerca sua figlia di 28 anni, scomparsa nel nulla. Lei, Donatella, non è una ragazza come tutte le altre, è altissima, coi lunghi capelli biondi, ma a tutti gli effetti pensa e agisce come una bambina di 6 anni.

Insomma, la figlia di Amanzio Berzaghi è sparita e nessuno la trova più. Quello che sappiamo è che una come lei non passa di certo inosservata, nemmeno in una Milano cosmopolita e in pieno boom economico, piena di gente di passaggio e che corre al lavoro .

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Ad occuparsi del caso inizia Duca Lamberti, che avrà grande fortuna nella carriera letteraria di Scerbanenco. Duca si muove abilmente tra i bassifondi di Milano, dove brulicano case di appuntamento, magnaccia, violenza e squallore. Assieme ad essi entrano in gioco i più infimi movimenti e bassezze della malavita milanese, un quadro in cui, piano piano, si riesce a trovare traccia di Donatella.

A quella di Lamberti si aggiunge anche la ricerca disperata e senza razionicinio di Armanzio, il padre che non riesce a credere che la sua “bambina” sia scomparsa nel nulla.
Così mentre Lamberti, assieme al fedele Mascaranti e alla compagna Livia indaga attraverso i luoghi più squallidi di Milano, venendo a contatto con prostitute e uomini di bassa lega, la forza della disperazione e di una giustizia cieca porta il signor Berzaghi ad una scoperta del tutto rivelatrice.

L’ambiente in cui gravitano i personaggi è lo stesso dei poliziotteschi anni ’70, figure a tinte forti che agiscono in una città profondamente cambiata dal dopoguerra, in cui la malavita sembra crescere e convivere con una società ormai al collasso. In tutto questo l’astuzia e l’animo investigativo di Duca Lamberti rimangono davvero come fari di una giustizia scientifica e raziocinante che troverà una soluzione ai problemi e agli intrighi di una Milano d’altri tempi.