Ricordiamo “Aldro” dopo 13 anni

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Sono già passati 13 anni dalla morte di Federico Aldrovandi, avvenuta a Ferrara il 25 settembre del 2005 in viale Ippodromo.

Federico aveva trascorso una serata con gli amici in un centro sociale di Bologna (assumendo una modesta quantità di droga e alcol) e stava tornando a casa quando sul suo percorso incontra una volante della polizia alfa 3 con a bordo Enzo Pontani e Luca Pollastri.

L’avvocato della famiglia Aldrovandi sostiene nel processo che alle prese con gli agenti Federico abbia lanciato alcune grida durante una colluttazione; i due poliziotti descrivono il giovane come un invasato, spuntato all’improvviso dalla boscaglia e che li avrebbe aggrediti a colpi di arti marziali.

Non molto tempo dopo arriva sul luogo anche un’altra volante della Polizia, con a bordo gli agenti Monica Segatto e Paolo Forlani. Lo scontro si acuisce e Federico perde la vita per quella che in gergo medico viene definita “asfissia da posizione”, dovuta ad una forte compressione al torace esercitata dai 4 agenti. Al termine della colluttazione vengono ritrovati due manganelli in dotazione alle forze dell’ordine spezzati. Poco dopo le sei del mattino, gli agenti chiamano un’ambulanza che, in pochi minuti, raggiunge via Ippodromo. I sanitari dichiarano di aver trovato Aldrovandi “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena”. Provano a rianimarlo. Ma poco dopo, verso le 6 del mattino, ne accertano la morte per “arresto cardio-respiratorio e trauma cranico-facciale”. La prima versione della morte di Federico è però quella di morte a causa di un malore, una ipotesi che non combacia con le 54 lesioni ed ecchimosi rinvenuti sul suo corpo.

Alla fine del primo grado di processo verrà illustrato dal giudice monocratico che i depistaggi, le omissioni e le testimonianze in “copia carbone” dei quattro agenti non hanno consentito un capo di imputazione più pesante di quel controverso “eccesso colposo in omicidio colposo”. Non è stato possibile parlare di omicidio preterintenzionale perché le indagini di polizia giudiziaria immediatamente successive all’evento sono state condotte in modo da rendere ostica la formulazione di tale capo d’accusa.

A fare i primi rilevamenti, a cercare testimoni e a scrivere i verbali c’erano i colleghi dei quattro poliziotti che verranno condannati in via definitiva a 3 anni e 6 mesi (pena ridotta a 6 mesi). Poco tempo dopo il verdetto della corte di Cassazione del 2012 i poliziotti sono tornati in servizio e destinati a servizi amministrativi a partire dal 2014, uno di loro resta a casa per una “nevrosi reattiva”.

In tutti questi anni di battaglia giudiziaria, a Federico è stata dedicata una onlus, sorta come evoluzione del comitato “Verità per Aldro”, fondato nel gennaio del 2006. L’associazione, si legge sul sito, “ha lo scopo di sensibilizzare e promuovere l’informazione sugli abusi di potere delle forze dell’ordine e di qualunque soggetto in posizione dominante”. Non solo. È anche quella che contribuisce a tenere viva la memoria di Aldrovandi e la sua storia. Per questo, ogni anno, in occasione dell’anniversario della morte del giovane, organizza iniziative per ricordare ciò che è accaduto il 25 settembre del 2005 in via Ippodromo. Quest’anno, l’appuntamento è per il 29 settembre, alle ore 18.00, al parco di viale Alfonso I d’Este a Ferrara, per un concerto con diversi artisti. Sul palco si terranno gli interventi di Ilaria Cucchi, dell’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi e Cucchi, e di Amnesty International. Si esibiranno sul palco lo Stato Sociale, Giorgio Canali & Rossofuoco, Marina Rei, Paolo Benvegnù & Andrea Ruggiero, Space Carlos, Mood e Kint. Ingresso a offerta libera.