C’era una casa nella Valle del Serchio…

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serchio ponte sul fiume

Riceviamo ed inoltriamo un articolo inviato dal comitato La Libellula della valle del Serchio in Garfagnana che si occupa principalmente di salute e ambiente:

Il cittadino italiano ama la sua casa. Nel 2016 quasi 8 italiani su 10  possedevano una casa di proprietà ad uso abitativo. Da sempre la casa è stato ritenuto il bene rifugio per eccellenza e anche se negli ultimi dieci/quindici anni la crisi ha eroso parte del valore delle abitazioni, di recente si respira un’aria diversa, una speranza di ripresa del settore immobiliare.

Ma in Garfagnana e Media Valle questa aria di ripresa minaccia di diventare pestilenziale proprio per il valore delle abitazioni. Se dovesse infatti andare in porto il famigerato progetto di pirogassificazione di KME, con il raggio di ricaduta delle sue polveri di oltre 50 Km, tutti quelli che nella valle hanno investito nelle abitazioni, compreso gli operai stessi di KME, si troverebbero con le pive nel sacco.

Chi mai vorrà comprare  o affittare casa nelle vicinanze di un inceneritore?

Chi non ha niente a che fare con KME perderà molto se non tutto. E quello che KME distribuirà come stipendio ai propri operai non basterà minimamente a risarcire la perdita di valore delle loro abitazioni.  Guai allo sventurato che ha acceso un mutuo,  dovrà continuare a pagare per anni, con innumerevoli sacrifici, un oggetto che non avrà più mercato.

Il mercato immobiliare in Garfagnana, tanto caro agli stranieri, e particolarmente agli inglesi, crollerà irrimediabilmente.

Di quanto? Possiamo ipotizzare da un 20% ad un 40% del valore originario dell’immobile. Sono percentuali che si trovano indicate  sul web riferite anche a  situazioni purtroppo già esistenti.

Ma forse non bastano. Chi comprerà casa a Fornaci di Barga, con finestra vista inceneritore? Probabilmente nessuno.

Quello che KME promette come ricaduta occupazionale verrà pagato da tutti i cittadini della Valle, a caro prezzo. Quindi tanto guadagno per uno a discapito degli altri.

Quanto la svalutazione sia reale lo dimostra addirittura il fatto che  nel 2017 il Tar del Lazio ha condannato  la Regione a risarcire per 2,5 milioni di Euro circa 100 cittadini di Colfelice, San Giovanni Incarico e Roccasecca, che avevano fatto ricorso, per il deprezzamento subito dai loro immobili a causa della presenza degli impianti di trattamento rifiuti.

Solo nel Comune di Barga vi sono circa 5.800 unità abitative (Classe catastale A) le cui rendite catastali  complessive ammontano ad Euro 2.580.000 circa, corrispondente ad un valore catastale di 258 milioni di Euro. Con un impianto di incenerimento a Fornaci potremmo  pertanto immaginare  una perdita di valore delle nostre case da un ottimistico 50 milioni di Euro a 100 milioni di Euro, ripartiti su ognuno di noi.

Questa ipotetica perdita  di valore è calcolata sul mero dato di riferimento catastale  delle nostre abitazioni,  non sul valore reale/commerciale (notoriamente superiore), e non tiene nemmeno conto delle pertinenze (garage, cantine etc) come pure  dei terreni edificabili su cui nessuno vorrà più costruire, o delle case che nessuno vorra’ piu’ prendere in affitto.

E riguarda solo il Comune di Barga, a cui dovremmo aggiungere le perdite su Gallicano, Coreglia, Molazzana, Fosciandora, Fabbriche di Vergemoli  per citare solo alcuni dei comuni limitrofi.

“Caro cittadino, pensa alla tua casa. Pensa a quanto ci hai speso. Pensa al mutuo che hai pagato o che stai pagando.

Poi inizia a pensare a quanto speravi  di rivenderla o lasciarla ai tuoi figli.

Inizia a togliere un 10%, un 20%, un 30% , un 40%, un 50% man mano che dalla periferia della Valle  ti avvicini a Fornaci.

E tu che stai a Fornaci, accanto ad un mega inceneritore  inserito in un contesto abitativo, a quanto pensi di riuscire a vendere la tua casa?

…….. forse a ZERO, perché nessuno la vorrà”.

È questo quello che vogliamo?

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