Giubilaro replica alle accuse: “Nessuna spettacolarizzazione sui furbetti del cartellino”

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collage assenteisti giubilaro

Con riferimento alla recente indagine sui cosiddetti Furbetti del cartellino ed alle dichiarazioni alla stampa apparse sui quotidiani Il Tirreno e soprattutto La Nazione lo scorso 8 settembre, secondo le quali si sarebbe voluta spettacolizzare la giustizia, Aldo Giubilaro il sottoscritto Procuratore della Repubblica informa:

“Premesso che in una piccola realtà notizie quali un’indagine di un certo rilievo o l’arresto di una persona vengono inevitabilmente a conoscenza di tutti, giornalisti compresi e che tenerle nascoste sarebbe inutile posto che la spettacolarizzazione dell’indagine avrebbe luogo in ogni caso, quella delle conferenze stampa è una prassi che il sottoscritto ha introdotto sin dall’inizio della sua attività di Procuratore della Repubblica di Massa per una molteplicità di ragioni:

– perché è doveroso da parte di chi esercita pubbliche funzioni render conto all’opinione pubblica dell’attività svolta da un ufficio che si occupa, per l’appunto, della cosa pubblica;

– perché l’indagine e/o l’arresto suscitano il legittimo interesse dei mass-media di saperne di più ed in un Paese democratico, quale ha la pretesa di essere il nostro, non può esser impedito;

– per evitare, in assenza di una voce ufficiale, che vengano offerte al lettore notizie non rispondenti al vero e distorte, spesso a danno degli stessi indagati; o contraddittorie, tali da creare confusione; oppure stravaganti o semplicemente inesatte e parziali, sì da risultarne l’operato della Procura e/o della Forza di Polizia che ha seguito le indagini incomprendibile, illogico, irrazionale, privo di buonsenso, se non peggio;

– per evitare, in assenza di un’informazione data a tutti, allo stesso modo e contemporaneamente in un unico contesto, diversità di trattamentodei giornalisti; che alcuni vengano informati ed altri no, alcuni prima ed altri dopo e che prendano corpo accuse di partigianeria e di volerne favorire alcuni a danno;

– non da ultimo, per evitare, in mancanza di informazioni, le continue richieste dei giornalisti che, facendo peraltro il loro lavoro, vanno alla ricerca di notizie;

– per altro verso, per dare alla Forza di Polizia che ha svolto le indagini (spesso anche con enorme sacrificio personale) il doveroso riconoscimento agli occhi dell’opinione pubblica e render edotta la stessa dell’impegno, della serietà, del senso del dovere e della competenza da questa posta nello svolgimento delle attività che le sono proprie”.

“Tanto è vero – prosegue Giubilaro -, tutto ciò che nei quasi otto anni dall’introduzione della prassi non risulta che taluno (interessati o familiari a parte) abbia manifestato disappunto o disapprovazione, anche perché al fine di tutelare l’onorabilità degli indagati e delle famiglie, in un momento ancora interlocutorio del procedimento, mai sono stati dati ai mass-media le generalità degli indagati/arrestati, meno che mai loro fotografie”.

Il Procuratore respinge con sdegno perciò che si sia voluto spettacolarizzare l’indagine per andare sui mass media nazionali o internazionali, come con astioso qualunquismo da bar si è ritenuto di affermare.

“Quanto alla bizzarra affermazione secondo cui si sarebbe potuto prendere tre o quattro persone sulle quali magari avevano diverse prove ma hanno voluto alzare il numero”, Gubilaro osserva e conclude che “in uno Stato di diritto quale è il nostro non è consentito scegliere su chi indagare, indirizzarsi verso uno o alcuni soltanto e tralasciare altri, magari chi ritenga di essere persona di riguardo o familiare di persona di riguardo, posto che l’uguaglianza di tutti dinnanzi alla Legge non è vuota declamazione retorica, ma principio cardine del nostro Ordinamento e regola ferrea alla quale tutti siamo tenuti a sottostare. Ed in cui il sottoscritto Procuratore, che vi si ispira nell’attività di tutti i giorni, crede fermamente”.

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