Revenge, la vendetta è donna

L'adrenalinico esordio alla regia di Coralie Fargeat

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Revenge

Jennifer (Matilda Lutz) è la giovane amante di un milionario francese, Richard (Kevin Janssens).
Portata in una villa isolata nel deserto, viene violentata da uno dei soci di Richard, Stan (Vincent Colombe), nell’indifferenza del terzo socio, Dimitri (Guillaume Bouchède).
Dopo aver rifiutato un’offerta per tenere chiusa la bocca da parte di Richard, viene gettata giù in un crepaccio; la ragazza, sopravvissuta alla caduta, tornerà in cerca di vendetta.

È in questi giorni nelle nostre sale, grazie a Midnight Factory, Revenge, action horror con protagonista l’attrice e modella italiana Matilda Lutz, già interprete di produzioni internazionali come il recente The Ring 3.
Il film d’esordio della regista francese Coralie Fargeat è un sanguinoso esempio di cinema di genere come solo i nostri cugini d’oltralpe, e pochi altri, hanno saputo regalarci negli ultimi anni (il pensiero va a pellicole truculente come Alta tensione, À l’intérieur e Martyrs).

Revenge guarda con occhio femminile – qualcuno userebbe anche l’aggettivo “femminista” – all’exploitation del rape and revenge, sottogenere di b-movie, in voga negli anni ’70, che ha ne L’ultima casa a sinistra di Wes Craven uno dei suoi esempi più celebri.
Il film parla di trasformazione, di mutazione – tematica tanto cara a Cronenberg, il regista preferito della Fargeat -, subita da Jennifer dopo la sua “resurrezione” (ricorda da vicino quella di Michelle Pfeiffer in Catwoman di Batman – Il ritorno).
Jennifer, da mondana lolita bionda – con tanto di occhiali da sole e lecca lecca in bocca -, si trasforma in vendicatrice che lotta per la sua sopravvivenza (in questo caso, infatti, non è solamente il mero desiderio di vendetta il motore delle azioni violente della protagonista, ma proprio una questione di autodifesa verso uomini che le danno la caccia per eliminarla, giustificazione ulteriore alle sue ragioni).
La mutazione è visibile non solo sul suo corpo (i capelli, impregnati di sangue e polvere, da biondi diventano praticamente bruni e il corpo si riempie di ferite) ma su tutta la realtà che la circonda: il film all’inizio presenta un look patinato, quasi pubblicitario, dai colori saturi e “plasticosi”; dopo si passa alla predominanza degli arancioni e azzurri del deserto, vicino a quanto visto in Mad Max: Fury Road (la regista ha citato la saga di Max Rockatansky come una delle sue ispirazioni).
Lo stupro non è per niente spettacolarizzato – cosa che invece era norma nei classici del genere -, poco viene mostrato ma in modo realistico e incisivo, richiamando quanto fatto da John Boorman in Un tranquillo weekend di paura (il dettaglio della bocca di Dimitri che trangugia dolcetti ricorda il sorriso sdentato del redneck stupratore).
Ciliegina sulla torta che eleva sicuramente Revenge è la splendida resa dei conti finale: una folle sparatoria con rimpiattino, “lotta per la sopravvivenza tra due animali feriti”.

Revenge

Revenge è un’ottima pellicola di genere dall’inedito tocco femminile, capace di regalare genuini momenti d’adrenalina e di tensione.
Si astengano i deboli di stomaco visto l’alto concentrato di violenza (la scena della scheggia nel piede…).