La morte di Norman, dopo 8 anni sempre più dimenticata, il padre: “Il suicidio di mio figlio è un delitto di Stato”.

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Il prossimo 13 settembre saranno otto anni da quel tragico 2010, quando Norman Zarcone decise di gridare nel modo più straziante possibile il proprio sdegno verso quell’ inossidabile struttura di potere a conoscenze famigliari e di casta, che delegittima la massima agenzia formativa del sapere e della cultura.

“Ho scritto agli autorevoli, agli intellettuali, ma ho assistito a vergognosi caroselli d’omertà, se non di complicità. Quante insopportabili pacche sulle spalle ho ricevuto, quanti assordanti silenzi a corredo. Letta, Renzi, Gentiloni, Carrozza, Giannini, Cancellieri, oggi Conte, Di Maio, Salvini, Bussetti, Fico, ministri e deputati vari, presidenti e commissari europei, governatori regionali e Papi.

Solo silenzi da parte delle istituzioni e della stessa stampa: la morte non fa più notizia se non c’è dietro un fatto scabroso, contorsioni sentimentali, perversioni mentali o uno dei valori-cornice di questa società che non premia i talenti, sbeffeggia le ambizioni e insulta i sogni”, dichiara Claudio Zarcone, padre di Norman.

Il quale continua: “A poche ore dalla morte di Norman, ho parlato di omicidio di Stato. Si è nei fatti assassinato un ragazzo brillante, giornalista, musicista, filosofo, che d’estate – questa è storia, non fake da social – faceva il bagnino in un circolo nautico per apprendere l’etica del lavoro (sono parole di Norman). Altro che ‘choosy’ , ‘bamboccione’ o ‘sfigato’. Ed ecco perché avevo pure presentato un esposto in Procura contro l’allora ministro Fornero, che aveva offeso gratuitamente la memoria di mio figlio e i tanti Norman d’Italia.

Egregio ministro, politico all’auge, collega giornalista, Magnifico, Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco per que’ pochi scherzucci di dozzina – conclude Claudio Zarcone – riesce minimamente a immaginare quello che io provi pensando al corpo di mio figlio spiaccicato al suolo? Riesce minimamente a immaginare quello che io provi quotidianamente al pensiero di mio figlio che non è morto sul colpo (so anche questo, purtroppo)?

Per questo grido, scrivo. Continuerò a gridare, a scrivere, affidandomi all’anatema di Michele, il trentenne friulano morto suicida l’anno scorso: «Siete voi che fate i conti con me, non io con voi». E siete voi che dovrete fare i conti con Norman, con tutti i Norman e i Michele d’Italia, per il cui destino l’accusa è di alto tradimento”.

Sappiamo che in Italia i Norman sono tantissimi, nello Stivale come nella Lunigiana. Ragazzi che hanno studiato, hanno sacrificato ore, lavoro, amicizie, per avere la dignità di un lavoro. Quello che manca, quello che viene rubato da baroni e figli di gente con troppi soldi e troppe conoscenze. Ricordiamo volentieri Norman, un ragazzo come tanti, che voleva studiare e lavorare. E non lo dimenticheremo tanto facilmente!