Caporalato, assessore regionale Grieco al tavolo nazionale per contrastare sfruttamento e sommerso in agricoltura

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Il contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro in agricoltura è stato al centro dell’incontro del tavolo operativo convocato dal ministro del lavoro presso la Prefettura di Foggia e al quale ha partecipato l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Cristina Grieco. Presenti le Regioni, i vertici nazionali dei sindacati, le associazioni di categoria, gli organismi ispettivi e le Forze dell’ordine.

L’assessore Grieco, nel suo intervento, ha sottolineato come la legge 199 del 2017 (legge Martina), non debba essere accantonata ma vada anzi applicata integralmente. “Quella legge – ha detto l’assessore – rappresenta una importante norma di civiltà che deve essere rafforzata in tutte le sue parti e non soltanto in quella “repressiva”, per la quale le Forze dell’Ordine e gli Ispettori del Lavoro stanno svolgendo un ottimo operato. E’ necessario comunque concentrare l’attenzione sugli aspetti legati alla prevenzione, come ad esempio i trasporti in convenzione, il coinvolgimento dei centri per l’impiego per l’incrocio domanda/offerta, le premialità per le aziende sane, la raccolta ed analisi di dati per l’emersione del sommerso. Indispensabile però, per l’ottenimento di un risultato concreto, è lavorare nella direzione di una sempre maggior responsabilizzazione della filiera agro-alimentare e della rete di distribuzione e vendita collegata. Solo quando il prezzo di un prodotto restituisce il giusto valore del lavoro che c’è dietro, allora anche il lavoratore è rispettato e tutelato. Anche su questo aspetto le associazioni di categoria si sono dimostrate collaborative e concordi”.

“Il caporalato è un fenomeno odioso – ha detto ancora Cristina Grieco – che priva i lavoratori di diritti e dignità e che danneggia l’erario, le aziende sane e le nostre eccellenze alimentari. Essere presenti a Foggia è stato importante ed ha avuto un significato simbolico perché in questo territorio sono morti 16 giovani braccianti solo poche settimane fa. E’ una piaga che purtroppo risparmia ben poche regioni. Aggedirla con la collaborazione di tutti gli attori presenti al tavolo è l’unica possibilità di ottenere risultati”.

L’assessore Grieco si è quindi soffermata su quanto fatto dalla Regione Toscana. “Nel 2016 – ha spiegato – la Toscana ha anticipato la legge nazionale con un protocollo sperimentale, che abbiamo rinnovato anche per il 2018, alla cui stesura hanno collaborato il mio assessorato e quello all’agricoltura perché questo è un tema per cui nella nostra Regione c’è da sempre forte sensibilità e su cui anche il presidente Rossi è intervenuto più volte, anche a livello europeo. La Toscana, per esempio, è la prima regione in cui l’erogazione dei finanziamenti comunitari viene condizionata al rispetto della normativa sul lavoro e sulla sicurezza. Insomma: strada giusta, ma ancora tanto lavoro da fare”.

Il protocollo toscano

La Regione Toscana ha promosso  alla fine del 2016 un protocollo sperimentale per contrastare sfruttamento e illegalità in agricoltura che è  stato firmato da Inps, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Inail, Cgil, Cisl, Uil, Coldiretti, Confederazione Italiana Agricoltori, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative Toscane.
Il protocollo, la cui validità è stata rinnovata anche per l’anno 2018, è finalizzato, nel rispetto dei ruoli istituzionali ricoperti da ciascun attore, ad attivare concreti interventi a tutela e promozione dei diritti contrattuali dei lavoratori e delle imprese agricole in regola. Il protocollo è stato una delle prime esperienze a livello regionale in grado di coinvolgere tutti gli attori, dalle istituzioni ai rappresentanti di imprese e sindacati e fa seguito ai numerosi interventi del presidente Enrico Rossi, per coinvolgere il governo e la Ue, con una proposta di modifica dei meccanismi di erogazione dei contributi agricoli.

Finanziamenti condizionati

Gli strumenti previsti dal Protocollo si intrecciano con le norme della legge recentemente approvata dal Parlamento. Ma non  è tutto. La Regione, con  una propria decisione di giunta, ha reso più stringenti le norme che riguardano il caporalato e il lavoro nero in agricoltura ed esteso gli strumenti di contrasto anche agli altri settori dell’economia regionale, subordinando le liquidazioni dei fondi richiesti a una verifica delle pendenze giudiziarie da parte delle Procure. La Regione sospende i contributi non solo ai beneficiari del FEASR e del PSR, i fondi agricoli, in caso di reati in materia di sfruttamento del lavoro minorile, nero e sommerso.

Nello specifico, il protocollo prevede azioni per la raccolta e l’analisi dei dati amministrativi che  costituiscono la base informativa per potenziare l’azione di sostegno a progetti finalizzati alla emersione del lavoro non regolare nella filiera agroalimentare. Oltre a questo, ci si attiva con interventi coordinati tra organismi pubblici di controllo e quelli paritetici di prevenzione per favorire la presenza del personale ispettivo nelle situazioni “a rischio”.

Una banca dati

Sono stati istituiti, presso i Centri per l’impiego, specifici elenchi di prenotazione per il settore agricolo nei quali possono confluire volontariamente tutti i lavoratori disponibili alle assunzioni o riassunzioni presso le imprese agricole. Gli elenchi sono stati concepiti con gli obiettivi di disciplinare l’attività di incontro tra domanda e offerta di lavoro stagionale in agricoltura per contrastare il mercato sommerso e di assicurare una banca dati di lavoratori del settore agricolo in modo da rendere sicure e fruibili le prestazioni in tale settore. Hanno, altresì, la funzione di strumento di monitoraggio dell’andamento del lavoro stagionale a tempo determinato in agricoltura, anche in considerazione degli specifici fabbisogni di manodopera nelle diverse fasi lavorative.

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