Pertosse: due neonate morte a Bergamo

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Pertosse

Due neonate sono decedute nel bergamasco dopo aver contratto la pertosse, malattia infettiva batterica altamente contagiosa.
Le due piccole, nate a poche settimane di distanza l’una dall’altra nel periodo tra il maggio e il giugno scorsi, sono morte all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove erano ricoverate nel reparto di terapia intensiva della patologia neonatale.
L’ospedale precisa che non si tratta di un’epidemia: le due piccole erano residenti in due aree lontane decine di chilometri della provincia, inoltre si sono ammalate a un mese di distanza l’una dall’altra.

Le due infanti, venute a mancare ad un solo mese dalla nascita, avevano contratto la malattia infettiva trasmessa da un batterio, la Bordetella pertussis, molto grave quando colpisce i neonati e nel loro primo anno di vita è causa frequente di decesso (durante i primi due anni il tasso di mortalità è dello 0,2%) .
La pertosse, infatti, può causare una scarsa ossigenazione del sangue, portando conseguenti complicazioni a carico del sistema nervoso con possibili danni permanenti.
Altre complicazioni conseguenti questa malattia possono essere laringiti, broncopolmoniti e convulsioni.

Le due madri (una italiana residente vicino a Treviglio, l’altra romena e residente nel Cremasco, assidua frequentatrice della zona di Bergamo) erano entrambe non vaccinate per la pertosse e non si erano nemmeno sottoposte ad una profilassi protettiva come prevenzione per la pertosse.
I medici consigliano alle madri in dolce attesa di sottoporsi al vaccino per la pertosse, così da trasmettere ai futuri nascituri gli anticorpi necessari per non contrarre il batterio.

“Fino agli anni ’90 contro la pertosse abbiamo usato un vaccino estremamente efficace che era però gravato di alcuni effetti collaterali rari, ma non trascurabili. Dopo quel momento siamo passati a un vaccino detto acellulare che è sicurissimo, ma meno potente. Il vaccino acellulare (attualmente contenuto nell’esavalente) è efficace in quasi il 90% dei vaccinati, ma l’immunità tende a svanire con il tempo; quando questo accade si è comunque protetti dalla malattia in forma grave, ma si può ospitare il microrganismo nella propria gola ed essere una fonte di infezione per gli altri” queste le parole del virologo Roberto Burioni.