Hereditary – Le radici del male, non il solito horror

Il nuovo film dai produttori di Split e The Witch

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Hereditary

Annie Graham (Toni Collette), artista specializzata nella costruzione di plastici, sta affrontando il lutto per la morte della madre Ellen, donna con un passato di malattia mentale.
Proprio mentre il marito Steve (Gabriel Byrne) riceve una telefonata che lo avverte della profanazione della tomba della suocera, Ellen inizia ad avvertire strane presenze, presenze che arriveranno a tormentare anche i figli Charlie (Milly Shapiro) e Peter (Alex Wolff).

Arriva nelle nostre sale Hereditary – Le radici del male, film che ha ricevuto il plauso della critica allo scorso Sundance Film Festival.
La pellicola è il primo lungometraggio scritto e diretto da Ari Aster, regista con alle spalle solo alcuni corti, tra cui il controverso The Strange Thing About the Johnsons.
Alla produzione troviamo alcuni tra i fautori delle migliori hit di genere degli ultimi anni: Kevin Frakes e Buddy Patrick, tra i produttori di Split, e Lars Knudsen, tra quelli dello splendido The Witch di Robert Eggers.

Allucinato incubo casalingo, dove spesso il sogno si confonde con la realtà, Hereditary trova la sua principale ispirazione in quel capolavoro del cinema che è Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York, diretto da Roman Polanski nel lontano 1968.
Aster, come nel film di Polanski, mette al centro una protagonista perseguitata da forze sovrannaturali (Toni Collette, che sembra quasi posseduta, regala la performance della sua carriera), non creduta da un marito che inizia a dubitare della sua sanità mentale.
Una narrazione lenta, soprattutto nella prima parte, alterna momenti da dramma familiare sull’elaborazione del lutto – non sembra improprio il parallelo con pellicole come Gente comune di Robert Redford – a veri e propri “assalti ansiogeni” (un mix che ricorda da vicino lo Shyamalan di film come Signs).
I protagonisti, in un crescendo di tensione sempre più palpabile, sono come condannati ad un ineluttabile destino, come pedine mosse da una mano invisibile (in questo senso i plastici di Annie, con i loro personaggi in miniatura, diventano una vera e propria metafora, dichiarata apertamente dal regista nelle prime inquadrature).

Hereditary

Hereditary – Le radici del male si dimostra una pellicola molto interessante, soprattutto per essere un’opera prima, anche se non riesce completamente ad affrancarsi dalle sue ispirazioni.
Consigliato a chi non cerca il solito “horror da supermercato”, ma un’opera fuori dal coro, più complessa, che sa regalare due ore di genuina inquietudine.