Il sacrificio del cervo sacro, Lanthimos guarda alla tragedia con gli occhi di Kubrick

Il film del regista greco che ha vinto a Cannes 2017

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Lanthimos

Il dott. Steven Murphy (Colin Farrell) instaura un rapporto affettivo con il giovane Martin (Barry Keoghan), figlio di un paziente morto a causa della sua negligenza, che diventerà sempre più invadente nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia.
Quando il figlio Bob (Sunny Suljic) viene colto da una strana paralisi, Martin rivela al dottore che dovrà scegliere chi sacrificare tra il malcapitato, la figlia Kim (Raffey Cassidy) e la moglie Anna (Nicole Kidman), in caso contrario tutti e tre i suoi famigliari sono destinati a morire dello sconosciuto morbo.
Un perverso inganno per torturare il dottore, vendicandosi così della morte del padre, o vera e propria giustizia divina atta a riequilibrare i torti?

Arriva finalmente nelle nostre sale Il sacrificio del cervo sacro, nuova fatica del regista greco Yorgos Lanthimos (Kinetta, Kynodontas, Alps), vincitore per la miglior sceneggiatura al festival di Cannes nel 2017.
Il cineasta, in questa sua seconda coproduzione internazionale, è tornato a lavorare con l’attore Colin Farrell, già protagonista del precedente The Lobster, e col suo co-sceneggiatore di fiducia Efthymis Filippou, ormai alla quarta collaborazione insieme al regista.

La pellicola si apre in modo “violento”: da un minuto di buio, sulle note dello Stabat Mater di Franz Schubert, si passa subito all’inquadratura ravvicinata di un cuore.
Violento non tanto dal punto di vista della rappresentazione truculenta, quanto nel passaggio repentino dal nero ad un’inquadratura così stretta e soffocante, senza alcuna mediazione.
La scena ricorda l’apertura di Arancia meccanica, dove dal titolo su sfondo rosso si passava direttamente al primo piano di Alex, col suo sguardo dritto in camera.
È proprio a Kubrick che guarda più volte Lanthimos durante tutto il film: quando segue con la macchina da presa Steven per gli stretti corridoi dell’ospedale (il pensiero va a Danny che si aggira col triciclo per l’Overlook Hotel in Shining) , quando utilizza brani di musica classica, tra cui György Ligeti, per creare tensione.
Anche la presenza di Nicole Kidman è fautrice di reminiscenze kubrickiane, le scene di intimità col marito Farrell rievocano quelle con Cruise in Eyes Wide Shut.
Stile kubrickiano – con un pizzico di home invasion alla Funny Games di Haneke – per questa storia che ha le sue radici nella mitologia, nella tragedia.
L’ispirazione di fondo è Ifigenia in Aulide di Euripide: la storia di un padre, appunto, che è costretto a sacrificare la figlia per rimediare all’offesa commessa nei confronti degli dei.
Il sovrannaturale irrompe a turbare la quiete della famigliola borghese; inquadrature che partono da lontano, che scrutano dalla finestra la famiglia a cena, e piano piano si avvicinano, entrano nella loro vita (come lo stalker Martin o la presenza invisibile, e divina, portatrice di castigo).
Lanthimos riesce a creare un inquietante horror psicologico, dove l’irrazionale arriva a minare le certezze di persone di scienza istruite (i coniugi sono entrambi medici, lui chirurgo, lei oftalmologa) e quelle dello spettatore stesso.
Ritroviamo gli ambienti asettici e i personaggi dai “sentimenti anestetizzati” – che sembrano parlare ed agire in modo innaturale, come per automatismi – di The Lobster; elementi che, avendo un effetto straniante sullo spettatore, amplificano il sentimento di disagio e la portata ansiogena della vicenda.

Lanthimos

Il sacrificio del cervo sacro non è un film per tutti i palati: dalla forte impronta autoriale, verrà sicuramente apprezzato dagli estimatori del regista e delle sue ispirazioni.