Filattiera: continua la tradizione della fienagione ai prati di Logarghena

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La fienagione nei prati di Logarghena è un’attività oramai quasi abbandonata, un tempo praticata con regolarità da tutti i contadini che allevavano il bestiame. Un lavoro che anticipava l’inizio dell’alpeggio e utile per preservare l’ambiente.
Chi visita i prati per la prima volta, magari in occasione della fioritura delle giunchiglie, verso la metà di maggio, ne rimane estasiato, vivendo la sensazione di essere immersi in un mare bianco di fiori. I prati di Logarghena, uno spazio verde a circa 1000 metri di altezza sul monte Braiola, sotto il comune di Filattiera. Meta di turisti, appassionati di trekking, di bike e cercatori di funghi, oltre a essere una bellezza naturale ai piedi dell’Appennino Tosco Emiliano, sotto il “controllo vigile” del monte Marmagna. Nei decenni passati sono stati una delle fonti principali per il taglio e la raccolta del foraggio, una specie di “magazzino a cielo aperto” per il bestiame che, con regolarità, veniva portato anche a pascolare dopo la metà di giugno, specialmente mucche e greggi di pecore. Una vegetazione ricca di differenti specie di erbe e fiori che, come accade da tempo immemore, sono le basi indispensabili per dare, soprattutto al latte che diventerà formaggio, aromi e sapori unici.
Era consuetudine per tutti i contadini della zona, andare a tagliare a mano l’erba con la falce fienaia, muoverla e girarla (una volta si utilizzavano i bastoni o i forconi) per farla essiccare al sole, fino a ottenere un fieno ben asciutto, con un’umidità non superiore al 15%. Successivamente il fieno veniva ammucchiato e caricato sui carri o su mezzi chiamati, nel dialetto del posto, “trazze”, trainati dalle mucche, per poi essere stipato nelle cascine. Da questo momento in poi i prati potevano essere popolati da greggi, maiali allevati allo stato brado e mucche al pascolo.
Attualmente questo rituale, tipico del mondo agricolo e bucolico, è andato quasi del tutto perso, un po’ per l’arrivo e l’utilizzo di macchinari come falciatrici e pressatrici in grado di ridurre al minimo la fatica e il lavoro delle persone, un po’ perché gli allevatori di bestiame e i contadini del territorio sono rimasti pochi.
Oggi, salendo dalla fine dell’ultimo pezzo di strada percorribile in automobile, fino ad addentrarsi nel verde dei prati di Logarghena, si può incontrare ancora il giovane Franco Piagneri e la compagna Cristina: con loro un numeroso gregge di circa 200 pecore di razza massese (dalla folta lana di colore scuro) e 45 capre. A loro si affiancano altri piccoli allevatori di mucche che dalla frazione di Dobbiana, sempre del comune di Filattiera, si riuniscono e si supportano per lavorare il fieno da utilizzare nella stagione invernale per l’alimentazione delle bestie. Uno sguardo a un passato (non molto lontano) che, con una punta di rammarico, viene ricordato anche dalla signora Lina Cabrelli, una delle ultime testimoni di questa vita che va scomparendo: “Nonostante la fatica era sempre una festa. In più i prati erano sempre puliti e le bestie avevano sempre un fieno sano da mangiare. Quanti ricordi”.

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