Nuove scoperte sul rastrellamento di Mommio del 4-5 maggio 1944

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Il rastrellamento del 4-5 maggio 1944 fu un’operazione compiuta nel Comune di Fivizzano, Casola in Lunigiana, Minucciano (LU) e Giuncugnano (LU). Il rastrellamento causò la morte di 23 persone nel Comune di Fivizzano, 6 nella Provincia di Lucca (4 nel Comune di Minucciano e 2 nel Comune di Giuncungano) ed una vittima nel Comune di Casola in Lunigiana. L’operazione venne attuata per eliminare le forze partigiane presenti nelle zone limitrofe alla strada statale 63 del Cerreto, uno dei percorsi che collegava il centro, al nord Italia, e l’allora strada statale 445, collegante la Lunigiana alla Garfagnana.

I nazifascisti, avevano il timore di perdere il controllo del territorio, a causa delle numerose puntate partigiane che avevano bloccato in più occasioni, il traffico sula strada statale 63. Le formazioni presenti nel territorio erano la banda Marini comandata da Domenico Azzari “Giulio Candiani” e Angelo Sante Marini “Diavolo Nero” attestata tra il Monte Argegna e Regnano di Casola in Lunigiana; due gruppi presenti nel Comune di Minucciano e Giuncugnano e la banda di Almo Bertolini “Oriol” nei dintorni di Sassalbo. Il rastrellamento venne effettuato da circa 2.000 soldati appartenenti alla 135° Brigata da Fortezza della“Luftwaffe”; dalla II, III, IV, V, Compagnia del reparto esplorante motorizzato della Divisione Paracadutisti Corazzata “Hermann Göring”, un reparto del battaglione Lupo della “X° Flottiglia M.a.s.”; un reparto di reclute della Divisione San Marco; da militari appartenenti alla Guardia Nazionale Repubblicana di Fivizzano, Pontremoli, Lucca, da squadristi di Piazza al Serchio, Castelnuovo Garfagnana e Carrara, da alcuni militari della Guardia di Finanza, utilizzati come soldati nel posto di blocco sulla statale nei pressi di Fivizzano. L’Azione viene comandata dal Colonnello Kurt Almers, Comandante della 135° Brigata da Fortezza della “Luftwaffe” (Kurt Almers, nato a Braunschweig, 01-11-1897, ufficiale di carriera, colonnello comandante la 135° Brigata da Fortezza della Luftwaffe dal 08-09-1943 fino alla fine della guerra, non sono noti provvedimenti penali a suo carico dopo la fine del Conflitto).

Secondo i documenti d’indagine ritrovati dal Dottor Daniele Rossi, giovane ricercatore e presidente della Sezione ANPI di Casola Fivizzano, presso l’Archivio di Stato di Genova, le truppe nazi-fasciste erano divise in 5 colonne provenienti da Carrara, La Spezia, Pontremoli, Reggio Emilia e Garfagnana. Ad Aulla si concentrarono le forze provenienti da Pontremoli, (quest’ultime alloggiate su un treno proveniente dalla stessa città), da La Spezia e Carrara, formando un unico gruppo. In località Cormezzano di Fivizzano la colonna proveniente da Aulla si divide, una parte del gruppo della Decima M.a.s. insieme alle reclute della Divisione S. Marco, prese la SS 445 del Passo dei Carpinelli, nei pressi di Casola in Lunigiana il reparto si divide ulteriormente, le reclute della S. Marco si dirigono verso Regnano mentre i militi della Decima si dirigono verso la Garfagnana, in direzione Albiano-Sermezzana (Comune di Minucciano). Da Castelnuovo Garfagnana e da Piazza al Serchio giunge nel Comune di Giuncugnano e Minucciano un reparto nazifascista su 10 autocarri, al comando del prefetto di Lucca Mario Piazzesi, il gruppo è formato da militi della Guardia Nazionale Repubblicana di Lucca, squadristi di Castelnuovo Garfagnana e Piazza al Serchio, al comando del segretario del fascio repubblicano Francesco Diamantini e da tedeschi.

Secondo i documenti ritrovati dal Rossi a Genova, il rastrellamento avvenne anche all’interno della Valle del Taverone in direzione Comano e Licciana, ma dalle ricerche effettuate dallo stesso, negli archivi comunali dei Comuni della Valle del Taverone, non risulta nessuna fucilazione nei giorni del rastrellamento, la tesi viene poi confermata dalle interviste fatte da Daniele Rossi, le quali confermano l’assenza di nazifascisti nel territorio nei giorni del 4-5 maggio 1944. La scoperta più interessante fatta dal Presidente dell’ANPI di Casola in Lunigiana-Fivizzano, Daniele Rossi, è stato il ritrovamento della sentenza penale contro due fascisti di Fivizzano per i fatti di Mommio, paese che venne dato alle fiamme e distrutto con mine, 70 delle 72 case del villaggio vennero distrutte.

Nella sentenza vennero condannati nel 1946, due residenti del Comune di Fivizzano, uno a 24 anni di carcere e la confisca dei beni patrimoniali, egli era un fascista della prima ora, tesserato per il partito nazionale fascista dal 1920, partecipante alla marcia su Roma del 1922, egli aderì al partito fascista repubblicano e successivamente fu capitano della brigata nera d’Apuania; l’altro venne condannato  a 11 anni di reclusione, quest’ultimo era Sergente del Battaglione Lupo della X Flottiglia MAS. Nella sentenza si mette in evidenza la durezza del (omissis), a Fiori Antonio di Mommio, a cui i nazifascisti avevano sfasciato la casa disse: “Io sono con loro e ciò che fu fatto è stato fatto bene!”Nella sentenza il Fiori sostiene che il (omissis): “Era in questi giorni insieme ai tedeschi” Un’altra testimone, Maria Farina racconta: “Ho visto a Mommio il  (omissis) con il fucile insieme ad altri militari” dopo i fatti del 4/5 maggio il (omissis) torna a Mommio e davanti a testimoni e alle macerie del villaggio il (omissis)  sostenne: “Ve la siete cercata, avrebbero dovuto fare di più!”.

Il rastrellamento del 4/5 maggio venne fatto a ridosso del lancio di rifornimento alleato fatto in data 30 aprile 1944, il carico si disperse in parte nel pianoro di Massicciano, a nord di Mommio ed in parte nel centro abitato. Complice la fame, la confusione del periodo storico, la popolazione del paese nascose parte del carico caduto sul villaggio, Domenico Azzari in un’intervista del 1987 ritrovata da Daniele Rossi, sostenne che lui organizzò una riunione con tutti i capi famiglia del villaggio, allo scopo di farsi ridare quanto era stato preso dai paesani, e questo venne chiesto per evitare alla popolazione il rischio di ritorsioni compiute dai nazifascisti, se avessero trovato il materiale. Purtroppo, come sostiene l’Azzari, gli abitanti non si fecero intimidire da quanto detto, ed una parte del lancio venne ritrovato dai nazifascisti il 4/5maggio, nelle cose, durante il rastrellamento.

Giovanni Tonetti, di Tenerano, intervistato da Daniele Rossi, narra: “Io conobbi Domenico Azzari, durante una commemorazione dell’Eccidio di Tenerano, iniziai con lui un dialogo per farmi raccontare quello che aveva passato durante la lotta partigiana, lui, tra le cose raccontate, mi parlò di Mommio, e gli vennero le lacrime agli occhi, quel partigiano si rimproverava di non essere stato duro con gli abitanti di quel villaggio, di non aver saputo impaurirli, egli pensava che il paese fosse stato distrutto a causa del materiale trovato nel borgo e che lui non fosse riuscito ad intimidire gli abitanti”. Daniele Rossi sostiene: “La Divisione Hermann Göring era uno dei corpi d’elite dell’esercito della Germania nazista, tutto era stato pianificato prima della partenza, i tedeschi avevano i nomi delle persone da cercare nel paese, probabilmente i pochi partigiani del villaggio, nello stesso tempo, la completa distruzione del borgo di Mommio, non è avvenuta per il ritrovamento del materiale aviolanciato nel paese e trattenuto dai paesani, tutto era già stato deciso prima della partenza del gruppo nazista. I tedeschi, erano meticolosi, e pianificavano l’intera operazione, senza lasciare nulla al caso. Nel paese di Mommio vi era una spia, la casa della stessa non venne incendiata, immagino che molte delle informazioni passate ai tedeschi dai fascisti venissero da questa fonte”.

Per chiudere questo pezzo, ecco una testimonianza raccolta da Daniele Rossi: Pierina Gherardi, figlia di Pietro Gherardi, vittima di Sermezzana di Minucciano racconta: “Quando arrivò la decima io ero nella pancia di mia mamma, io nacqui ad agosto, fu lei ad aprire la porta. Erano in due, uno di loro la minacciò, avrebbe voluto sparargli, l’altro lo fermò e gli disse: “ma non vedi che è pregna!”. Presero mio padre e suo fratello, e li fucilarono poco dopo. Negli anni successivi, ogni tanto mi sedevo lungo una stradina di Sermezzana, ed aspettavo…mio padre, che non sarebbe mai arrivato, tutti avevano un papà…ma il mio non sarebbe mai passato a prendermi per mano. I fascisti uccisero altri due fratelli in località Trippalla, uno di questi venne legato ad una camionetta e trascinato lungo la strada fino a Carpinelli, quando arrivò lì lo fucilarono. (Ezio Morosini)”. Ai 4 uomini uccisi a Trippalla e Sermezzana, i militi della X° Flottiglia MAS levarono gli occhi e le orecchie.

Daniele Rossi

Pubblichiamo anche un dettagliano commento di Lido Lazzerini relativo all’articolo.(erroneamente attribuito in fase di pubblicazione a Diego Remaggi):

1)Nel suo articolo si riportano delle precisazioni sulle modalità dell’attacco portato dalle forze della RSI a Mommio e agli altri territori il 4/5/1944.Non sono in grado di giudicarne la veridicità , ma queste informazioni,se corrette,non possono che essere giudicate positivamente.

2)Lei parla di “due residenti del Comune di Fivizzano” e della loro condanna per avere preso parte alla strage di Mommio,però omette i  nomi.A distanza di 72 anni (il processo a loro carico è del 1946),riportando un documento pubblico come è l’ Estratto di condanna,si continua a non fare nomi.Come vogliamo chiamare questo eccesso di rispetto nei confronti di aderenti al PFR, condannati come responsabili della strage del 4-5 maggio a Mommio e dintorni? E’ questo il coraggio da “giovani storici”?Non è accettabile che si giochi  a fare gli storici e ci si metta a scrivere di Mommio,dando agli avvenimenti un aspetto fantastico,senza avere  il coraggio di fare i nomi dei responsabili della strage,condannati ,almeno in primo grado.

3)Lei Direttore Remaggi,lavorando di fantasia, ricostruisce i fatti secondo un interesse ben preciso,quello di salvare la memoria del Comandante partigiano Domenico Azzari.Per questo  scrive:<<Il rastrellamento del 4-5 maggio venne fatto a ridosso del lancio di rifornimento alleato fatto in data 30 aprile 1944,il carico si disperse in parte nel pianoro di Massicciano,…,in parte nel centro abitato>>.

E’ mai possibile che Lei si metta a scrivere di una strage senza conoscere i fatti fondamentali a tutti noti e raccontati pubblicamente  dallo stesso Azzari,a Mommio in piazza 4 Maggio , in occasione del 50-esimo del rastrellamento  e strage,in presenza di centinaia di persone?Dal suo racconto  sembra che il lancio aviotrasportato sia stato organizzato normalmente, facendo segnalazioni per fare atterrare i bidoni in Massicciano,lontano dall’abitato. Ma ciò non è vero!Lo sanno tutti!Lo ha raccontato dettagliatamente lo stesso D. Azzari.In breve:Azzari arrivò in paese in ritardo,mentre gli aerei (o l’aereo) volteggiavano sul luogo da circa un’ora.Non avendo il tempo per arrivare in Massicciano,scelse di fare effettuare il lancio lì,fra le case del paese.Insieme a altri partigiani ,si portò in un campo,detto Poligara,immediatamente contiguo alle case;accesero tre fuochi posti a circa 15 metri l’uno dall’altro.Era il segnale e il lancio ebbe inizio con i bidoni che finirono sui tetti ,negli orti,ma anche fra i boschi,ecc.Nessuno atterrò in Massicciano.

Questi,detti molto in breve ,i fatti.Qualcuno vuole informarsi?E’ ancora vivente,fra i tanti che possono testimoniare la verità,l’ex partigiano Albano Fiore Fiori.Si vada a parlare con lui,che ha seguito tutto lo svolgersi del lancio e del recupero del materiale a fianco del comandante Azzari.Io naturalmente l’ho fatto e più di una volta.

Non potendo,per brevità,dilungarmi ulteriormente,dico che Domenico Azzari è stato l’unico responsabile del lancio in mezzo alle case di Mommio.Si tratta di un atto da irresponsabile,che doveva essere sanzionato con il massimo della severità.Molti partigiani sono stati condannati alla fucilazione dalla giustizia partigiana per molto meno:si veda il caso “Facio”,per esempio. L’Azzari deve essere stato torturato dal senso di colpa per tutta la vita,se ,in preda a una fortissima emozione, in piazza ,in occasione della commemorazione sopra ricordata,ha detto pubblicamente:<<Devo chiedere perdono ai mommiesi, perché ritengo di essere stato io la causa  del rastrellamento del 4-5 maggio a Mommio e di ciò che ne seguì>>.

Fra l’altro,non mi risulta che Azzari abbia mai dato una giustificazione del suo ritardo nel giungere a Mommio.Si dovrebbe anche tenere ben presente che Azzari era arruolato nell “Air Force n.1” inglese e quindi era un militare a tutti gli effetti,tenuto a osservare la disciplina militare.

Di tutto questo e molto altro parlo nel libro “Mommio,paese martire della Resitenza”,presentato a Fivizzano il 7/7/2018.Avevo invitato anche  “Eco della Lunigiana”,che purtroppo non è intervenuto.Neppure i “giovani storici “ si sono fatti vedere.L’evento era ampiamente pubblicizzato. Era un’occasione per sfrondare un po’ la fantasia.

4)Ancora una cosa bisogna dire.Per assolvere Azzari si colpevolizza la popolazione di Mommio.E’ questo un atteggiamento molto diffuso fra gli storici  ,sia “giovani che vecchi”,che si occupano dei fatti del 4-5 maggio 1944.A tutti mi sento di dire:si tratta di un’operazione squallida.

Detto molto in breve:il lancio ,centrato sull’abitato di Mommio,si è sparpagliato tutto intorno.Un bidone è finito a Vendaso,uno sulla statale in località Passeruola,molti fra i castagni e nei boschi.

Con tutta la buona volontà,recuperarli tutti deve essere stata operazione quasi impossibile.

Cosa rimase in paese?Inanzitutto la tela di alcuni paracadute impigliati fra i rami degli alberi. Rimasero anche alcuni involucri metallici dei colli lanciati .Tutto materiale che ,chi di dovere ,non si preoccupò di recuperare.

I tedeschi nelle case non trovarono nulla,semplicemente perché non cercarono nulla!Venivano alla porta della casa,avvertivano che dopo un quarto d’ora la casa sarebbe stata distrutta e permettevano agli abitanti di salvare quanto potevano.Le case le minavano e le incendiavano,non le perquisivano!

5)Fra i tanti che sostengono l’innocenza di D. Azzari e colpevolizzano i mommiesi,chi si spinge più avanti è il “giovane storico” Daniele Rossi,concittadino del povero Azzari.Lo cita Remaggi. Scrive il Rossi che Azzari si è torturato ritenendosi responsabile della strage del 4-5 maggio,ma sbagliava.Infatti i tedeschi della H. Göring,gente “meticolosa”,sono partiti per Mommio già sapendo di doverlo distruggere,senza che sul da farsi avesse nessuna influenza il materiale ritrovato nelle case.Si noti bene!Daniele Rossi si guarda bene dal dire  che a organizzare il lancio fra le case è stato D. Azzari e  dà per scontato che da parte dei tedeschi ci fu “il ritrovamento del materiale aviolanciato  e trattenuto dai paesani”.

Forse Azzari se fosse ancora vivo chiederebbe :<<O Daniele!Ti ringrazio perché cerchi di consolarmi. Ma,dimmi!Hai qualche documento,qualche prova a sostegno di quello che scrivi?O è tutto opera della tua fantasia?In quest’ultimo caso non riesco a liberarmi del mio enorme senso di colpa>>.

Sì!per gli storici la documentazione ,la giustificazione di quel che si scrive,  è la base dell’essere storici,è ineliminabile e essenziale.Per gli storici,non per i romanzieri!

6)A questi “giovani storici”,in cerca di argomenti per le loro esercitazioni retoriche,forse sicuri di farla sempre franca,va ricordato che stanno scrivendo di una strage ,che a molti ha tolto la vita  e a molti l’ha stravolta.

Nel trattare questi argomenti ci vuole serietà e rispetto,che vuole dire una cosa sola:restare fedeli alla verità.

Nel mio libro,stampato in poche decine di copie e diffuso fra le persone interessate,ho scritto :<<Questa dedizione  alla lotta di liberazione ,che la popolazione di Mommio ha manifestato in condizioni disastrose,di miseria,di abitazioni distrutte e,per molti,di morte,è ciò che c’è stato di glorioso ed eroico nella vicenda di Mommio e Massicciano>>.

E’ molto triste vedere dei “giovani storici” preda del più infantile campanilismo,falsare  la storia a tutti nota,con l’unico scopo di negare le responsabilità di un personaggio come D. Azzari,nei cui confronti è stato molto chiaro il giudizio degli inglesi.Che provino a chiedersi:<<Perché, gli inglesi, non permisero a D. Azzari di rientrare in Lunigiana nella primavera del 1945?>>.

E’ tutto documentato.

Non è compito dei “giovani storici” trovare i documenti e a essi attenersi,invece di lavorare di fantasia?

Prof.  Lido Lazzerini.

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