#EcoDeiLibri – Damasco di Suad Amiry (trad. M. Nadotti)

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collage amiry damasco

Abbiamo conosciuto Suad Amiry lo scorso anno, in una calda giornata di settembre, durante la sua esposizione al Festival della Mente di Sarzana. In quell’occasione parlò a lungo della Siria, della sua famiglia e di Damasco, città millenaria che da generazioni fa da sfondo alle vicende familiari dell’autrice. Una capitale che con i suoi colori, i suoi palazzi e i suoi giardini ha incantato milioni di persone, sino ad arrivare ad un periodo buio come quello attuale.

Ed è proprio il nome stesso della capitale siriana, Damasco, a fare da sfondo ad una storia tutta al femminile che parte da fine ‘800 e arriva sino al secolo scorso. Una famiglia ricca di tradizioni e storie vissute all’ombra di un palazzo che è andato piano piano svuotandosi senza mai perdere però la grande suggestione dei tempi d’oro, di grandi pranzi e incontri, di personaggi sui generis e di scene di una ricca vita familiare.

Un mondo ricco di suggestioni, quello della Grande Siria, che riflette in pieno la polverosa fragranza dei rapporti affettivi e intimi dei personaggi che coabitano nella storia e si muovono in un mondo che nel giro di un secolo sarebbe cambiato profondamente. Incontriamo gli sfondi rurali di una Palestina ancora integra nella sua identità, veniamo a contatto con i ricchi mercanti che riuscivano a creare una piccola Istanbul nella capitale damascena, in cui ancora i profumi delle essenze di Aleppo allettavano i bagni delle ricche famiglie cittadine.

Damasco è anche, e soprattutto, la storia di donne forti, che hanno agito all’interno della famiglia innamorandosi, sostenendo il peso dei segreti, delle azioni degli uomini, agendo ogni giorno come personaggi di un film di altri tempi.

“Volevo parlare dei siriani, della loro grande storia, perché oggi sono obbligati ad emigrare ma in Occidente sono visti come mendicanti. È un dolore immenso vedere gli abitanti di Damasco e di Aleppo costretti a scappare per diventare rifugiati indesiderati. Queste persone, che oggi vediamo all’addiaccio, sono portatori di una cultura ricchissima”, ha raccontato Amiry a Left.

L’autrice, architetto, si occupa di conservare e recuperare il patrimonio culturale palestinese post-colonizzazione, ma in cuor suo spera che anche Aleppo o Palmira possano rinascere dopo la guerra e l’avvento dell’Isis, poiché “le case non sono fatte di pietre ma di storie umane, intime, personalissime”.