#EcoDeiLibri – L’Europa vista dal parabrezza di Robert Byron (Traduzione di Simona Brogli)

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collage byron europa

Se siete alla ricerca di un autore che concili per voi il senso del gusto, lo stile e una certa ricercatezza con l’indomita cecità della pulsione nomade che vi agita, Robert Byron con L’Europa vista dal parabrezza è senza dubbio lo scrittore che fa per voi.

Intellettuale a tutto tondo nell’Inghilterra dei primi anni Venti – oltre alla scrittura l’autore nutriva una profonda passione per l’arte, in particolare per quella islamica e bizantina di cui si rivelò un profondo conoscitore – Robert Byron si formò nel facoltoso contesto educativo di Eton e Oxford dove i tratti più dispettosi del suo spirito sovversivo non tardarono a farsi notare.

Giornalista di spicco legato a riviste e quotidiani piuttosto autorevoli, Country life o Times per esempio, la notorietà del suo nome è connessa soprattutto a La via per l’Oxiana, il romanzo pubblicato nel 1937 che narra il memorabile viaggio intrapreso da Venezia, passando per Cipro, Palestina, Siria e così via, alla volta dell’Oxiana, la regione che costeggia il fiume Amu Darya – battezzato Oxus dai latini – che bagna i confini settentrionali dell’Afghanistan.

Considerato da Bruce Chatwin il capolavoro della letteratura di viaggio, La via per l’Oxiana– definita dallo stesso «una guida e un conforto in quattro viaggi attraverso l’Asia Centrale» – è un ineccepibile ritratto del cuore ideale dell’Oriente in cui lo sguardo prensile di Byron ha saputo pacarsi.

Sguardo che anche alla soglia dei suoi ventuno anni lo ha condotto con due amici in un roadtrip in giro per l’Europa redigendo quello che nel 1926 sarebbe stato pubblicato come il resoconto del suo primo viaggio dal titolo L’Europa vista dal parabrezza.

Il libro, disponibile da qualche anno anche nella versione italiana per la traduzione di Simona Brogli, ripercorre, tra parentesi auliche e a tratti sardoniche, le tappe che dall’Inghilterra hanno segnato le varie fasi dell’itinerario europeo attraverso l’Inghilterra, la Germania, l’Austria, l’Italia e la Grecia. Soffermandoci sulle descrizioni e i commenti sulle regioni nostrane salta agli occhi il clima spensierato del trio vissuto a Bologna.

Qui complici lo spirito del luogo e l’amicizia stretta con un certo Alfredo Rossi, i viaggiatori girovagano senza meta per la città cogliendone tutto il sapore. Il giovane Alfredo che è solito guidare gli amici inglesi in questa scoperta quotidiana, la sera prima di scortare Byron e gli altri a pesca di anguille nel ferrarese, va a giocare una partita di poker e si dilegua. Doveva senz’altro trattarsi del poker a cinque carte, quello che viene comunemente chiamato poker all’italiana. All’epoca era la forma più diffusa con cui molte persone si sono avvicinate al gioco prima del recente avvento del Texas hold’em. Ma oltre che di Bologna, si parla di Verona, Firenze, Napoli e Brindisi da cui il gruppetto salpò per immergersi nella terra dei greci.

Tipico di Byron in ogni luogo a cui si approccia è lo sguardo con cui interpreta tutto ciò che vede. Uno sguardo simile a quello che il ritrattista imposta con i suoi dipinti. Per quanto i suoi soggetti siano differenti l’uso dei colori e i gesti descritti dal pennello saranno gli stessi.

Così nel viaggiatore instancabile Byronoperano i paesaggi, l’architettura e le prospettive; per quanto varie, perfette o decadenti il vero viaggio per l’autore si compie all’interno della propria delicata sensibilità in cui il gusto per il bello è la chiave d’accesso preliminare.