I segreti di Wind River, thriller nel gelido Wyoming

Il terzo capitolo della trilogia sulla moderna frontiera americana di Taylor Sheridan

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La diciottenne nativa americana Natalie Hanson (Kelsey Chow) viene ritrovata morta nella riserva indiana di Wind River, nel Wyoming.
A scoprire il suo corpo è l’agente federale di controllo della fauna selvatica Cory Lambert (Jeremy Renner), vecchio amico di famiglia, che aiuterà nelle indagini la giovane e inesperta agente dell’FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen).

Taylor Sheridan, uno degli sceneggiatori più interessanti degli ultimi anni, formatosi sulla serie tv cult Sons of Anarchy, porta al cinema il terzo capitolo della sua trilogia tematica sulla “moderna frontiera americana”.
Mentre gli altri due capitoli erano stati affidati a due registi più navigati (Denis Villeneuve per il meraviglioso Sicario e l’inglese David Mackenzie per Hell or High Water), con questo terzo capitolo lo sceneggiatore ha firmato anche la sua seconda regia (la prima, disconosciuta dal regista, è stata l’horror del 2011 Vile).

L’inizio del film è un canovaccio ormai già visto più volte, il ritrovamento del corpo di una ragazza morta in modo misterioso, una “Laura Palmer” di lynchiana memoria lasciata senza vita in un luogo isolato (il collegamento alla serie tv di David Lynch, I segreti di Twin Peaks, è stato sottolineato dai distributori italiani aggiungendo un “I segreti di” davanti al titolo originale, che era semplicemente Wind River).
L’ambientazione, molto affascinante per chi scrive, è da thriller nordico; le gelide montagne del Wyoming, mostrate allo spettatore con tanti campi lunghi e inquadrature aeree che seguono i protagonisti sulle loro motoslitte, rievocano le fredde e desolate ambientazioni scandinave di pellicole come Uomini che odiano le donne e Insomnia (entrambi i film hanno avuto remake americani da parte di registi del calibro di David Fincher e Christopher Nolan).
In questo ambiente si muove la Jane Banner di Elizabeth Olsen, novella Clarice Starling (la protagonista de Il silenzio degli innocenti interpretata da Jodie Foster) che si ritrova coinvolta nel suo primo caso difficile senza supporto, personaggio all’apparenza inesperto, se vogliamo anche impacciato, ma che rivelerà una forza e una determinazione rare.
Questi elementi thriller rodati ed efficaci sono immersi in un contesto originale e molto interessante, quello della comunità dei nativi americani, un popolo privato della propria terra, ridotto a vivere in “un inferno di ghiaccio dove non c’è niente”, e della propria cultura e identità.
L’eccellente utilizzo del contesto socio-culturale, evitando alcuni vizi macchiettistici tipicamente hollywoodiani, ricorda quanto fatto nella prima stagione della meravigliosa serie True Detective con la realtà della Louisiana di provincia.
A fare da tramite tra i due mondi, il nostro e quello dei nativi, è Jeremy Renner, che regala un’ottima e convincente performance, con un personaggio in cerca di una sorta di vendetta personale, che accentua la natura neo-western della pellicola.
Sheridan dirige con mano sicura, facendo ampio utilizzo della macchina a mano per dare quella nota di realismo, raccontando un altro spaccato sconvolgente di un’America spietata, dove si è persa la bussola morale, che non si è ancora affrancata del tutto dal retaggio del selvaggio West.

Un ottimo thriller ben scritto e interpretato da un cast solido, con un’ambientazione molto interessante e ben sfruttata, consigliato vivamente a chi ha apprezzato i primi due capitoli della trilogia e le altre opere succitate.