Mauro “Maurino” Franceschini, ricordi di vita

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mauro franceschini

Nel primo anniversario della sua scomparsa, la famiglia lo ricorderà con una messa in suffragio, insieme a parenti e amici, nella chiesa di Caprigliola sabato 17 febbraio alle ore 16.

“Contadino, istruttore nazionale di alpinismo, istruttore di arrampicata libera, innamorato del Monte Bianco”. Così si definiva Mauro nella sua pagina facebook. Poche parole nelle quali era racchiusa tutta la sua essenza. Una pagina, una vita, interrotte in una fredda mattina d’inverno. Insieme a lui, Fabrizio Recchia, Antonella Gallo e Antonella Gerini.

La notizia della sua morte aveva particolarmente colpito il piccolo borgo di Caprigliola, dove Mauro risiedeva. Stimato alpinista, era conosciuto ed apprezzato anche oltre i confini della Lunigiana. Un percorso indelebile il suo, ci raccontano al Cai di Fivizzano. “La moderna arrampicata deve molto a Mauro. La voglia di esplorare, di conoscere lo hanno portato a scoprire alcune tra le più belle vie della Alpi Apuane”.

Ma la sua bravura si è spinta oltre. Insieme a Fabrizio Recchia, inseparabile amico e compagno di cordata, ha scritto un paio di guide sulle falesie della Toscana e dell’Isola d’Elba e si è dedicato all’apertura di nuove vie nel gruppo del Monte Bianco. La Carpe Diem e la Fast & Furious all’Aguille du Chatelet.  Una voglia di esplorare che lo ha spinto fin nella lontana Africa, dove si è fatto apprezzare soprattutto per la scalata dello Spitzkoppe, il “Cervino” della Namibia. Un’esperienza che lo aveva arricchito professionalmente e umanamente, avvicinandolo alle popolazioni del luogo. “Ci tornerei domani mattina…” scriveva.

Mauro insegnava anche alla scuola di alpinismo Lunigiana Verticale, di cui era il direttore . “Le sue lezioni ti arrivavano dritte al cuore” dicono gli allievi.  Per loro non usava computer o proiettori. Gli bastavano un foglio e una penna.  Ti incantava con la sua semplicità. “Riusciva a spiegare cose complicate con il sorriso”. Era tanto amato anche per questo, perché parlava con il cuore di uomo innamorato della montagna e della natura. “Pretendi rispetto devi essere capace a rispettare”. Le sue erano prima di tutto, lezioni di vita.

I suoi successi, le sue conquiste, non lo hanno mai allontanato dalla gente e da quella terra che amava intensamente. Aveva radici profonde come gli alberi antichi ma braccia protese verso sogni di libertà.

Per i suoi compaesani, Mauro non era soltanto l’esploratore ma l’amico col quale condividere una faticosa giornata di lavoro e il compagno di innumerevoli battaglie per la sopravvivenza di quel piccolo borgo così distante dagli interessi della politica. Condivideva sempre con molta disponibilità le iniziative per le feste paesane. Una su tutte la discesa nei panni della befana dalla torre campanaria del paese.

Lavoratore infaticabile, andava fiero del suo olio d’oliva. A lui è stato intitolato il premio per l’azienda olivicola più rappresentativa del territorio, nell’ambito della rassegna dell’olio extravergine che si è tenuta a Terrarossa, a maggio dello scorso anno.

Dal nulla aveva tirato su, insieme alla moglie Daniela un agriturismo ai piedi del paese. Lo aveva chiamato come la sua adorata montagna, “Monte Bianco”. La qualità e la cura della sua cucina gli sono valsi l’eccellenza dei visitatori. Un luogo nel quale si respira un’atmosfera speciale. Dove ti senti a casa, tra pareti testimoni mute di eventi che hanno segnato una vita. Tra quelle mura risuona ancora l’eco delle sue risate, di racconti fantastici e mirabolanti avventure.