Zanna Bianca di Jack London (trad. D. Sapienza)

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collage zanna bianca

Il freddo, la neve, i paesaggi incontaminati tra laghi, foreste e alberi che si susseguono a perdifiato tra radure e montagne. Questa volta, in pieno inverno, il romanzo che ho scelto per voi è uno soltanto: Zanna Bianca, di Jack London.
Chi non ha mai ascoltato la sua storia da bambino? E chi non ha letto i suoi adattamenti a tutte le età?
Stiamo parlando del romanzo più famoso dello scrittore americano che ebbe, all’inizio del secolo scorso, ovunque un successo strepitoso; solo in Italia si possono contare ben ventidue edizioni di Zanna Bianca con commenti della critica sempre severi e poco indulgenti.
Ma è proprio attraverso queste pagine che Jack London si conferma come un grande romanziere d’avventura, capace di creare alcuni miti romantici come quello della frontiera, della natura selvaggia del Nord, dell’antitesi tra Civiltà e Natura.

Il romanzo, i cui capitoli si svolgono nelle gelide foreste nordamericane, è diviso in quattro parti. Nella prima, che racconta i fatti del 1893, troviamo due cercatori d’oro, Henry e Bill che stanno cercando di trasportare, con una slitta trainata da sei cani, il corpo di Lord Alfred. Il proposito, già di per sé, è un avventura perché oltre alla carestia di cibo, ai due mancano le munizioni e non sanno come tenere testa ad un branco di lupi che continua incessantemente ad aggredirli. Tra questi si trova per la prima volta Kiche, mezza lupa e mezza cagna, dotata di una particolare forza. Nel cammino Bill e quattro cani vengono uccisi dai lupi e Henry viene salvato all’ultimo minuto da un’altra spedizione che scaccia via il branco.

La seconda parte vede inizialmente Kiche come protagonista e tramite di lei la storia assume tutto un altro colore e il senso della narrazione è ben più definito.
La lupa si accoppia con il Guercio un maschio forte e coraggioso, che è senza un occhio per colpa dei tanti combattimenti sostenuti. Riesce a mettere in vita una cucciolata di cinque piccoli che però non sopravvivono al rigido freddo invernale, tranne un solo lupacchiotto grigio. Il Guercio perde poi la vita in un combattimento contro una lince per difendere la tana e Kiche cerca di vendicarsi in un modo ferino ma necessario, dal suo punto di vista.

La storia ha una svolta nell’incontro con un gruppo di cinque indiani: uno di questi, chiamato Castoro Grigio, riconosce nella madre del protagonista il cane del fratello, fuggito tempo prima per una grave carestia. L’indiano si impossessa della madre e di Zanna Bianca, battezzato così per il colore bianchissimo dei suoi denti, assai raro tra i lupi selvatici. Kiche viene presto rivenduta e Zanna Bianca, orfano, è disprezzato e maltrattato da tutti gli altri cani del campo indiano (e in particolare dal caposlitta Lip-Lip, un husky), che vedono in lui solo un lupo. Il protagonista cresce così selvaggio e solitario, ma sviluppa anche doti di forza, velocità e resistenza sopra la media: Mith-Sah, figlio di Castoro Grigio, lo addestra a diventare un perfetto cane da slitta e Zanna Bianca si vendica così di Lip-Lip, uccidendolo e proclamandosi capobranco. Castoro Grigio conduce dunque il suo cane a Fort Yukon, per cederlo a uno dei cercatori d’oro che frequentano la città; tuttavia Smith il Bello inganna l’indiano facendolo ubriacare e si appropria di Zanna Bianca. Il suo obiettivo è trasformare il lupo in un perfetto cane da combattimento, tanto da torturarlo ferocemente per incattivirlo e vincere ogni scommessa.

Zanna Bianca conoscerà la dura realtà delle lotte, verrà educato a sopportare la violenza degli uomini e degli altri cani, ma troverà anche qualcuno che lo salverà e lo porterà via da quei luoghi e da quella realtà in un modo totalmente diverso in cui, anche lontano dalle foreste, riuscirà forse a trovare il riposo e la tranquillità.

L’originalità di London sta nel rappresentare questa legge di vita dal punto di vista del lupo, raffigurandone i pensieri, le idee e il suo modo di guardare gli altri animali e gli uomini.
Non meno importante per l’autore americano è il suo amore per la natura selvaggia “il wild” dell’estreno Nord, per la sua bellezza incontrastabile e crudele, in cui vigono ancora le leggi della natura e la sopraffazione del più forte sul più debole è ancora l’assioma su cui si basa il convivere selvaggio.
In Zanna Bianca Jack London descrive benissimo un mondo a lui caro, minacciato dall’avanzamento della civiltà obbediente alle leggi del denaro. In London, quest’atteggiamento si mescola con quello tipicamente tardo-romantico di protesta contro le ingiustizie della società moderna, schiava del mercato e del capitale. Un consiglio: leggere questo romanzo scaldati dal fuoco di un camino e immaginare di essere in un campo di neve, raccolti attorno al focolare prima di ripartire per la prossima avventura.