Lunedì 12 febbraio appuntamento a Quercia di Aulla per dire no all’uso dei bambini soldato

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collage bambini soldato

Nel 2015 sono stati almeno 250mila i ragazzini impiegati da eserciti regolari o irregolari come soldati, cuochi, facchini e schiavi sessuali.

Nel suo ultimo rapporto del luglio 2015, il rappresentante speciale ONU per i minori in guerra, Leila Zerrougui, parla di “unspeakable violences“, violenze inenarrabili, e spiega che “la situazione peggiora di anno in anno”.
Ed è dalla capitale della solidarietà in Lunigiana, Quercia di Aulla, che arriva l’appello a fare di più contro la piaga dei bambini soldato, un appello per una presa di coscienza che possa arginare un dramma terribile e globale.

Infatti, lunedì 12 febbraio, in occasione della Giornata internazionale contro l’utilizzo dei bambini soldato, la parrocchia di Quercia, insieme all’associazione la Quercia d’oro, adotterà a distanza un bambino soldato, mentre l’associazione QuerciArte invita, fin da ora, ad inviare racconti, poesie o brevi scritti sul tema, che saranno letti lunedì 12 febbario, all’indirizzo email [email protected]

Perchè i bambini devono vivere la loro età come bambini, non come soldati.

Children not soldiers, non a caso, è il titolo dato alla giornata del 12 febbraio prossimo, che si aprirà alle ore 17 con la santa messa e il saluto delle autorità, a cui seguirà l’intervento della delegata alla cultura del Comune di Aulla, Marina Pratici, la quale parlerà del dramma dimenticato dei bambini soldato.

Inoltre, i bambini e tutti i partecipanti creeranno un’opera d’arte su una tela da pittore nella sala espositiva della parrocchia, lasciando l’impronta della propria mano con tempera rossa.

Tornando, in conclusione, al dramma dei bambini soldato nel mondo, la situazione è particolarmente grave in Colombia dove l’impunità regna sovrana in un contesto dove varie stime di UNICEF e organismi internazionali considerano la presenza di oltre 11mila bambini soldato ostaggio dei gruppi armati illegali.

Ed è proprio dalla Colombia che arriva la terribile testimonianza di una adolescente di nome Catalina, di cui aveva dato notizia il Corriere della Sera: «Una notte l’esercito colombiano ha attaccato il nostro campo.
Ero con il mio fidanzato.
Abbiamo iniziato a correre, io non riuscivo perché ero ferita.
Lui mi ha fatto scudo con il suo corpo ed è morto.
Quella notte, di tanti che eravamo siamo rimasti in pochi».

Come tutte le sue compagne si trasforma in uomo, che imbraccia un’arma e uccide come una macchina.

«Sono passata da essere una bambina che ragiona da tale a una persone fredda che non ha mai paura di niente».

Oggi Catalina ha ricominciato a vestirsi con abiti femminili, l’obbligo della divisa e il divieto di truccarsi sono un ricordo.
Da grande sogna di diventare un’infermiera o un’avvocatessa per i diritti dell’infanzia.
Ma la cosa più importante per lei ora è di aver imparato a socializzare con le persone che le stanno vicino.

«Se devo pensare a un colore, prima ero grigia ora sono bianca.

Sono anche riuscita a fare pace con mia madre e a condividere certe cose con lei…e chissà, magari un giorno racconterò ai miei nipoti delle mie ferite di guerra».

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