La Metamorfosi, Franz Kafka: dal punto di vista del diverso

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collage franz kafka

Sempre più spesso, nel nostro mondo altamente tecnologico, si sente oggi parlare di cambiamenti, sempre più numerosi e  più repentini. Grazie alle distanze accorciate e a mezzi di comunicazione più rapidi, siamo oggi coinvolti in continui mutamenti geopolitici, socio-culturali ed economici che spesso ci portano a contatto con realtà diverse e difformi dalle nostre, mutate appunto, di fronte a cui talvolta si tende a provare paura o addirittura a fuggire, il diverso ci provoca talvolta disagio e ci coglie impreparati. Il libro che vi propongo di leggere affronta proprio il tema del cambiamento e della diversità di qualsiasi sorta o specie; narrato dal punto di vista del diverso, esso ci chiede di riflettere sul modo in cui noi stessi siamo disposti ad affrontare la diversità.

Si tratta di La Metamorfosi , romanzo pubblicato a Lipsia per la prima volta nel 1915, e che, assieme a Il Processo (1925) e a Il Castello (1926), è una delle opere più importanti di Franz Kafka, scrittore praghese di lingua tedesca nato nel 1883 da una famiglia ebraica, e ritenuto oggi una delle maggiori figure della letteratura del Novecento.

Considerato dai critici come un esponente letterario della corrente esistenzialista, il cuore dei suoi racconti è ogni volta la tragedia dell’ uomo nel suo difficile rapporto con la società ed i suoi componenti. Ogni racconto è incentrato sulla messa allo scoperto di tale rapporto, quello fra la società ed  individuo, relazione che è destinata, almeno nei suoi racconti, a non combaciare mai del tutto ma ad essere sempre caratterizzata da una forte sproporzione fra i due termini. Così ci mostra Il Processo, in cui il protagonista intrappolato dalle logiche della giustizia, viene arrestato e condannato per motivi misteriosi e Il Castello in cui ancora una volta il protagonista si trova invischiato in una serie di rapporti che divengono per lui incomprensibili e privi di logica.

Nei suoi romanzi e racconti, il tentativo razionale da parte dei protagonisti di trovare il senso delle vicende e relazioni in cui essi sono coinvolti, si conclude spesso in un cortocircuito, in un vicolo cieco in cui solo rimane all’ angolo l’ uomo alienato, depresso, frustrato ed estraneo al luogo in cui si trova, sensazione che proviamo intensamente anche leggendo La Tana, altro suo racconto del 1923, che vede come protagonista un roditore che trascorre la sua intera vita stando sempre allerta e  occupandosi di migliorare sempre più la sicurezza della sua tana, senza mai uscirne, anche in questo caso la mente del protagonista roditore, antropomorfizzato è colta in un pensare circolare e senza sbocco.

In La Metamorfosi è Gregor Samsa ad essere l’esatta incarnazione di quell’ uomo stranito. Commesso viaggiatore, che mantiene grazie al suo lavoro la propria famiglia, si risveglia un mattino nelle sembianze di un orrido e gigantesco scarafaggio: da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Le sue sembianze faranno inorridire i suoi genitori e la sorella Grete, e impediranno lui di continuare a lavorare e di mantenere la propria famiglia.

Il ritardo mattutino da parte di Gregor, nell’uscire di casa per recarsi al lavoro allarma sua madre che stranita dall’ indugio del figlio comincia a bussare alla porta della sua stanza, è questo l’evento- preludio che apre il romanzo e che, seppur ora in maniera minimale, ci fa scorgere quella sproporzione fra individuo e società simboleggiata proprio dal ritardo di Gregor al lavoro. Un’ insolito ritardo che spezza la continuità del quotidiano è l’evento che Franz Kafka utilizza per richiamare la nostra attenzione portata un attimo dopo di fronte alla mostruosa trasformazione del protagonista, che in maniera non più minimale farà aprire entrambi i nostri occhi sull’ ora assoluta asimmetria che viene ad imporsi fra Gregor e ciò che lo circonda: il suo lavoro, la sua famiglia e persino la sua stessa stanza.

Una trasformazione, quella di Gregor, che trapassa in un’ altro regno: quello animale e che porta alle estreme ed irrealistiche conseguenze la condizione di un uomo incapace di conformarsi all’ ambiente sociale circostante, metafora di un blocco psicologico che si fa materiale, fisico, e che non permette alla volontà di agire in un modo socialmente adeguato, poiché l’ ostacolo fra volontà e azione è ora mutato in qualcosa di corporeo e concreto: Gregor è ora uno scarafaggio.

Impacciato nei movimenti, timorato e inorridito dalle sue sembianze, inizialmente Gregor non esce dalla sua stanza e si nasconde sotto al divano  per non spaventare la sorella Grete quando entra nella sua stanza per pulirla e dare lui da mangiare. Inorridito e furibondo -per il fatto che Gregor non possa più portare a casa uno stipendio- è soprattutto il padre che lancia a Gregor una mela ferendolo gravemente e successivamente lo percuote con un bastone, schifato al solo pensiero di toccarlo con le proprie mani.

Racconto anche biografico, La metamorfosi, riflette anche il complicato rapporto di Kafka con il padre Hermann Kafka descritto in Lettera al padre (1952) come un uomo esigente ed autoritario, una relazione che influisce fortemente sulla vita, carattere e scrittura kafkiana. Ma i temi della metamorfosi sono davvero innumerevoli come quello della diversità, della non accettazione e del discrimine verso sembianze difformi dalle proprie e nei confronti del cambiamento, che sotto il termine-sinonimo Metamorfosi dà il titolo all’ opera ed è il vero soggetto della narrazione.

Il cambiamento apre e chiude il romanzo: l’ inizio affronta infatti la metamorfosi del protagonista, ed il finale del libro comporterà di nuovo un drastico e drammatico cambiamento rispetto alla situazione iniziale: la decisione dei famigliari di sbarazzarsi di Gregor che, abbandonato dalla famiglia, si lascerà morire lentamente. La straniante conclusione della narrazione ci lascia liberi di pensare che, come il racconto di Kafka sia paradigmatico di una diffusa situazione socio-psicologica dell’ uomo moderno, talvolta incapace di farsi tutt’ uno con i vari ingranaggi della macchina sociale, anche la conclusione sia, ahimè, paradigmatica del modo in cui lo stesso uomo moderno affronti e risponda talvolta al cambiamento e alla diversità.

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