La Caverna di José Saramago, una lettura che cambia il nostro modo di aprire gli occhi sul presente

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collage saramago caverna

Proprio in questi giorni di feste in cui la maggior parte di noi si è dedicata in vario modo allo shopping e alle compere di regali natalizi, andando di negozio in negozio, o più comodamente, anche in ragione del meteo, entrando in un grande centro commerciale, in cui è facile trovare ogni tipo di oggetto si desideri acquistare, vi vorrei consigliare una lettura che ci conduce nel profondo di questi “luoghi del tutto”, si tratta de La Caverna, romanzo pubblicato nel 2000 da José Saramago, narratore, poeta e drammaturgo portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998, è un libro che contiene marcati riferimenti biblico-filosofici ma che tuttavia rimane di un’estrema concretezza dalla prima all’ultima pagina coinvolgendo agilmente il lettore fra le righe della sua disincantata prosa.

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, ed ha come protagonisti un vasaio di campagna e la sua famiglia, che producono stoviglie di terracotta per poi venderle al “Centro” della città, sede dei consumi. L’intreccio e le vicende nascono nel momento in cui il centro rifiuta la solita fornitura di vasellame, e la famiglia si trova in difficoltà economica. Ma Cipriano Algor, il vecchio vasaio, assieme alla figlia, non si arrende e cerca di reinventare la produzione adeguandosi ai gusti richiesti dai consumatori e alle nuove logiche di mercato. Ciò porterà la famiglia ad avvicinarsi sempre di più alla città e a questo mitico centro in cui essi stessi si trasferiranno e lì, coinvolti ed incuriositi, si addentreranno sempre più al suo interno scoprendone il terribile e spaventoso segreto.

L’essenza del romanzo sono i suoi luoghi, e non è un caso che esso si apra proprio con la descrizione del tragitto che quotidianamente Algor, assieme al genero che lavora presso il centro come guardiano, attraversa con il suo furgoncino per scaricarvi il vasellame. Per entrarvi è necessario attraversare una serie di cinture concentriche, quella agricola, quella industriale, poi i quartieri di baracche, la terra-di-nessuno, poi i palazzi in costruzione nella periferia fino ad arrivare poco oltre alla città, ed è qui, dentro alla città che sta il magnetico centro. É questa distanza fatta di luoghi simbolici, percorsa quotidianamente da Algor, a creare il carattere distintivo dei vari personaggi, e a porsi come il territorio di incontro di diverse umanità: quella di Algar e sua figlia Marta che si guadagnano da vivere impastando creta con le loro mani e plasmando oggetti nella loro fornace di campagna e quella delle persone del centro, semplici e banali consumatori a cui è sufficiente aprire gli occhi per soddisfare i propri bisogni, appagandosi attraverso la fruizione delle innumerevoli realtà simulate messe loro a disposizione e create dalla magnetica “city”.

Innumerevoli sono i dettagli che ampliano di profondità la descrizione di questi “due mondi” e la dimensione psicologica dei personaggi, descritti abilmente anche nel contesto della loro relazione famigliare, che nuovamente li contraddistingue dagli abitanti del centro. La famiglia riveste infatti un ruolo fondamentale di supporto nella loro tenace scelta di opporsi alle regole della city cercando di rivitalizzare la propria produzione artigianale. Assuefazione, dipendenza e accomodamento sono invece i caratteri che contraddistinguono le perone del centro, individui-isole, incapaci di alcuna resistenza e perfettamente conformi alle sue regole.

Un libro che ci invita a riflettere e ad aprire in maniera più critica i nostri occhi sul presente e sull’odierna civiltà del consumo, a porci domande sulla dignità dello stile di vita che per lo più ognuno di noi conduce, e ad interrogarci sul significato dei nostri consumi, riuscendo a mettere a nudo, in forma di parabola, ciò che si cela realmente dietro questa odierna tendenza. Un’umanità anestetizzata e ammansita che si ritrova ad avvertire sempre più numerosi e nuovi bisogni che non provengono dalla nostra carne, ma che inconsapevolmente, senza che noi ce ne rendiamo conto, diventano indispensabili.

Il centro di cui ci parla Saramago, piccolo o grande che sia, è oramai in ogni città del nostro mondo, è dove troverete la soddisfazione di ogni vostro bisogno, dal parrucchiere, alla farmacia al negozio di elettronica alla macelleria, un centro “che cresce tutti i giorni anche quando uno non se ne accorge, se non è ai lati, è sopra, se non è sopra, è sotto” ma della cui presa di campo non ci si accorge perché “con la musica, gli annunci degli articoli negli altoparlanti, il rumore della conversazione della gente, le scale mobili che salgono e scendono senza sosta”, esso si espande trovando sempre un modo per distrarci.