Swiss Army Man – Un amico multiuso, tra black humour e dramma

L'eccentrico film con Paul Dano e Daniel Radcliffe

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Hank (Paul Dano) è un naufrago che ha perso le speranze e sta per impiccarsi quando la sua attenzione viene attirata da un corpo portato a riva dalle onde.
Tra lui e il dipartito, chiamato Manny (Daniel Radcliffe), inizierà una strana amicizia (non si capisce se sia Hank, ormai del tutto impazzito per la solitudine, a sentirlo parlare o se si tratti di una qualche bizzarra magia) e intraprenderanno insieme un avventuroso viaggio con l’intento di tornare a casa.

Swiss Army Man – Un amico multiuso, vincitore per la miglior regia drammatica al Sundance Film Festival (kermesse americana dedicata al cinema indipendente) arriva direct-to-video, distribuito da Koch Media, anche nel nostro paese.
Il film rappresenta l’esordio cinematografico del duo registico dei Daniels, Daniel Sheinert e Daniel Kwan, provenienti dal mondo dei videoclip musicali, tra cui spicca Turn Down for What di DJ Snake.
La loro opera prima vede come protagonisti assoluti i talentuosi Paul Dano (che ci ha regalato una strepitosa interpretazione, vergognosamente dimenticata agli Oscar di quell’anno, di Brian Wilson dei Beach Boys in Love & Mercy) e Daniel Radcliffe (l’Harry Potter dell’omonima saga cinematografica ma anche il protagonista della spassosa serie Appunti di un giovane medico).

La prima cosa che ho pensato durante la visione della pellicola è stata “Ma questo è una sorta di film Amblin, di film per ragazzi alla Spielberg, solo grottesco all’infinito”.
Il film si è confermato uno strano, e piacevole, mix di black humour, avventura e romanticismo in salsa fantastica con il cuore da dramma.
È una storia di un’amicizia che nasce e viene rafforzata durante un viaggio avventuroso irto di pericoli (il pensiero torna a Spielberg e a I Goonies), di un amico inusuale, arrivato da chissà dove, pronto ad aiutare il protagonista con le sue strane abilità (E.T. L’extra-terrestre).
Hank e Manny sono due personaggi pervasi da un’innocenza disarmante, non sono adulti come dovrebbero vista la loro età anagrafica, ma puri come due bambini, come se avessero subito una sorta di regressione (Manny all’inizio dovrà rimparare sia a parlare che a conoscere tutte le cose del mondo).
Questa loro innocenza gli permette di lasciarsi andare e viaggiare con la fantasia; divertente la scena in cui i due amici si divertono riproducendo in un teatrino delle ombre momenti clou di film famosi (Jurassic Park, di nuovo Spielberg, Titanic ecc.).
Trovano spazio anche alcune scene musicali dove i nostri si lasceranno prendere dalla voglia di cantare (tutta la colonna sonora contiene le loro voci canticchianti, come a voler sottolineare che la musica sia nella loro testa, che siano loro a canticchiarsela in testa).
Il finale, dove il film ci rivela il suo lato più drammatico, pecca forse di poca originalità ma non intacca in modo irreparabile quanto di buono troviamo nell’opera.

Una pellicola eccentrica ed interessante, sostenuta da due bravi attori e da alcuni momenti davvero riusciti; non è per tutti visto lo spiccato lato grottesco (è comunque un film con un cadavere parlante che spesso si lascia andare a flatulenze).

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