#EcoDeiLibri – La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello

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collage isidoro sifflotin ianniello

“In principio era il Fischio,
e il fischio era presso Dio
e il fischio era Dio.”

Con La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, Enrico Ianniello si affaccia alla narrativa contemporanea e conquista critica e pubblico vincendo il Campiello Opera Prima entrando anche tra i finalisti del Premio Bancarella 2015. La storia di Isidoro Sifflotin è un romanzo che parla di comunicazione, ma non di parole, quanto di fischi, come quelli degli uccelli.

Il giovane protagonista è un bambino che porta un nome che descrive la sua stessa particolarità: parlare con gli amici pennuti che volano in cielo (sifflotin in francese: fischiare) e intavolare con loro degli interessanti scambi culturali, primo tra tutti con un merlo indiano che ben presto diventerà il suo manager e lo introdurrà all’arte dell'”urlafischio”.

Isidoro diventerà una celebrità e imparerà ben presto a dover dire addio a tante cose per incontrarne altre, nel bene o nel male:

“La cosa che sapevo fare meglio era urlafischiare, allora mi feci mettere una scala appoggiata alla casa, e me ne andai sul tetto a urlafischiare per me solo, e mentre urlafischiavo mi venne un poco da piangere, perché avevo paura di perdere tutto quello che tenevo, Marella, Alì, il fischio, e più ci pensavo, più fischiavo, melodie bellissime che volavano nel cielo scuro, si rigiravano e poi scappavano verso l’alto, oppure marciavano come i venti soldatini che tenevo in fila sotto al letto, fischi brillanti, fischi scuri, fischi forti, fischi zitti, corti, a scoppio, a tracco e a girandola. E tra qualche mese niente più.”

Enrico Ianniello scrive un romanzo brioso, pieno di vita e capace di commuovere (è ambientato al tempo del terremoto in Irpinia, nel 1980) e comunque sempre avendo presente l’idea di base: qual è la migliore comunicazione che si può stabilire tra esseri viventi? Non è un caso che uno dei capitoli, il decimo della seconda parte, abbia per titolo La raccolta di silenzi: siamo molto avanti nella storia, quello che doveva succedere è successo, gli incontri sono avvenuti, le parole sono state dette e quello che doveva essere visto è stato visto, ma non tutto è avvenuto come lo si immagina. Si può benissimo vedere una città pur essendo ciechi e si può raccontare quello che si vede anche solo modulando dei fischi, cantando l’amore.