Il nostro antifascismo

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Insomma, ce l’hanno fatta di nuovo, sotto i nostri occhi, con i loro vessilli e le loro scorribande ideologiche che rendono martiri ancor di più coloro che di fascismo ci sono morti, da ragazzi, senza un perché, picchiati, torturati, uccisi.
Sono saliti sopra la Brugiana e hanno lasciato di nuovo sventolare la loro stessa epigrafe, sogghignanti e alteri, impuniti e iracondi, schiumanti di rabbia repressa dalla mano benevola della democrazia. Ma oggi non parleremo di loro, della loro inutile impresa, oggi parleremo di “antifascismo”.

Oggi c’è una chiara emergenza antifascista, il termine più appropriato forse sarebbe “urgenza”. Ne sentiamo il richiamo giorno dopo giorno. E non è tanto per l’accostamento all’Isis o alle nuove destre populiste europee, c’è bisogno di porre le basi del futuro su quello che è stato un capitolo orribile della storia italiana facendolo diventare un apoftegma che prenda persino il posto di religioni secolari e illustri movimenti filosofici laici e spirituali. In un discorso che il laburista Hilary Benn tenne alla House Of Commons il 2 dicembre 2015, in merito all’intervento in Siria, ci sono alcuni passaggi essenziali. Tralasciando gli screzi interni alla sinistra inglese, Benn disse che “ci troviamo ad affrontare dei fascisti. Quello che sappiamo dei fascisti è che sappiamo che devono essere sconfitti”. In queste poche parole l’antifascismo avrà anche un sapore vagamente retrò, ma ci fornisce quello che oggi ci manca, che forse abbiamo perso e che è importante nella nostra vita quotidiana, ovvero un criterio che permette di serrare le fila, raccogliendo dalla stessa parte della barricata anche tanti praticamente hanno interessi materiali differenti.

Per dirla come Slavoj Žižek, l’antifascismo accende una luce e ci mostra una direzione, è una forma a priori dell’azione politica da cui discendono i contenuti dell’azione stessa. “Non presuppone una morale, ma la realizza nella prassi”.

Non è un caso che l’antifascismo sia stato il vero fondamento dell’edificio europeo così come della Costituzione dell’Italia repubblicana, quando si trattava di mettere d’accordo forze politiche ideologicamente inconciliabili. Žižek aggiunge che tale fondamento non ha bisogno di una visione utopica, perché “è pragmatico, democratico riformista, certe nella virtù dell’azione, soprattutto quella difficilissima del governare”.

Concludo riportando due brevi righe di Christian Raimo, un bravissimo giornalista che collabora con Internazionale e scrive: “Cosa vuol dire allora, mi possono chiedere i miei studenti, essere oggi un antifascista? Molte cose, alcune assai complesse, ma alcune semplici anche per chi non ne sa nulla di storia: il rispetto degli altri come persone di qualunque etnia o cultura, la tutela delle libertà fondamentali, la condanna della violenza fisica contro i deboli, il contrasto con tutto ciò che incoraggi le pratiche opposte – oppressione, illiberalismo, sopraffazione, antidemocrazia, razzismo…”.

Antifascismo oggi è anche prendere coraggiosamente le distanze di tutto quello che si materializza in totale antinomia ad esso e combatterlo quotidianamente. Noi siamo qui anche e soprattutto per questo.

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