Lavorare gratis, lavorare tutti

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http://www.linkiesta.it/it/article/2017/03/25/il-sociologo-de-masi-per-battere-la-disoccupazione-bisogna-lavorare-gr/33637/

Ieri è arrivata in redazione la notizia di un bando pubblico emanato dal comune di Spezia per la nomina di tre componenti della Commissione tecnico-scientifica del Teatro Civico che aiuterà l’amministrazione nella programmazione artistica del Teatro.
La Commissione, si legge nell’informativa, opererà A TITOLO GRATUITO, salvo rimborso spese per attività svolte inerenti l’incarico, debitamente documentate.
Si tratta di un’attività in cui i componenti selezionati saranno scelti in base alle loro competenze culturali – iniziano i paroloni – nel campo teatrale e dello spettacolo dal vivo, della formazione teatrale in ambito didattico-scolastico, nonché delle inerenti competenze amministrativo-istituzionali relative alle attività teatrali facenti capo alle autonomie locali.

Insomma, ancora una volta, lavoro gratis e pace per tutti. Un lavoro che mette la dignità sotto i piedi e che potrebbe anche valere molto, ma al comune non costa nulla. Si fa per amore della patria e dell’arte e quindi per salvaguardare la nobiltà d’animo.

Leggendo l’informativa a me è venuta in mente l’idea del sociologo del lavoro Domenico De Masi che ha da poco dato alle stampe il libro “Lavorare gratis, lavorare tutti” (Rizzoli).
La teoria che spiega il professore è in dirompente: i disoccupati dovrebbero offrire il proprio lavoro in modo del tutto gratuito attraverso una app – “semplice semplice, come Uber” – e questo costringerebbe i lavoratori strutturati, i dipendenti e i professionisti, a cedere loro alcune ore del proprio impiego, pur di mettere fine a una concorrenza decisamente sleale.

Ecco il panorama lavorativo spiegato dallo stesso sociologo in un’intervista al Manifesto: “Partiamo dalla condizione del disoccupato: da quella dei miei studenti, ad esempio. Il primo anno dopo la laurea cercano lavoro con entusiasmo e accanimento, mandano curriculum in giro, ma pochi rispondono. Al secondo anno sopraggiunge la disperazione, al terzo la depressione. La sveglia al mattino suona per i loro papà, a volte per le mamme, ma loro restano a letto. Tre milioni e centomila persone in Italia vivono così, sprecando le proprie potenzialità e competenze: e non stiamo neanche contando chi ha rinunciato a cercare un posto. Sono atomi sperduti, non hanno un sindacato, una lobby, un giornale o un sito che li difenda: a differenza dei 23 milioni di lavoratori, che si tengono stretto il proprio lavoro. Tutte le ore, anche quelle di straordinario.”

Beh, ci mancherebbe, tanti lavoratori hanno stipendi così bassi che fanno volentieri gli straordinari…
“Non lo nego – spiega De Masi -. Ma mai bassi come i redditi dei disoccupati, pari a zero. E spesso questi ultimi sono nostri figli o nipoti: se cedessimo loro anche un 10% delle nostre ore – sarebbe sufficiente, secondo la mia idea – non dovremmo più mantenerli. E, soprattutto, li faremmo uscire dalla depressione: il lavoro è anche realizzazione personale, contribuisce alla felicità”.

lavorare gratis expo

In un’altra intervista a Linkiesta, De Masi chiarisce: “In Italia lavoriamo 1.800 ore all’anno. È la quantità di ore maggiore in Europa. In Francia e in Germania ci si ferma a 1.500 ore. In Italia ci sono almeno 2 milioni di impiegati e manager che fanno ogni giorno un paio d’ore di straordinario non retribuito. Parliamo di 110 milioni di giornate lavorative, cioè 500mila posti di lavoro. Oggi lavorare oltre il dovuto sembra quasi un vanto. Ma non dovrebbe essere così”.

Si avrebbero così spazi liberi per energie fresche che potrebbero persino confluire in un nuovo partito socialista o del lavoro, distante dall’attuale tripolarimo. “Rassegnarsi mai. Dal Pci di Togliatti, comunista, si è passati con Berlinguer a un partito socialdemocratico. E adesso Renzi sta cercando di fare del Pd un partito neoliberale”.

Insomma scenari aperti e lavori gratis, almeno per ora, in attesa che qualcuno ceda un po’ delle proprie ore di lavoro. Un’idea bellissima quella di De Masi, se non fosse che ormai siamo così deferiti ad un rango inferiore che le macchine e le catene di montaggio di sicuro non saranno mai stanche nemmeno dopo un turno di 24 ore su 7 giorni filati.

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