Nel ricordo di Mauro

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Domenica mattina Caprigliola si è stretta attorno a Daniela, Sara, Matteo e il piccolo Edoardo per ricordare ed onorare la memoria di Mauro “Maurino” Franceschini, travolto insieme a tre compagni dal crollo di una parete ghiacciata a Gressoney St. Jean in Valle d’Aosta, lo scorso febbraio. Nella cerimonia officiata dal parroco Don Michelangelo Romei è stata deposta una targa nel piazzale della Chiesa. Presenti anche alcuni membri del CAI e del Soccorso Alpino al quale, è stata donata una somma di denaro. “Così Mauro avrebbe voluto”.

La notizia della sua morte aveva suscitato profondo cordoglio in tutta la Lunigiana dove era conosciuto e stimato per le sue attività. Insieme alla moglie Daniela e alla figlia Sara gestiva l’agriturismo Montebianco premiato dai visitatori per l’eccellenza della cucina e dei prodotti che Mauro curava personalmente, con tanto amore e dedizione. Un lavoratore infaticabile, sempre disponibile e sorridente con tutti.

Ma il suo ricordo è legato anche alle battaglie per la sopravvivenza dell’amato paese, che rischia di morire schiacciato dall’indifferenza delle istituzioni. Da qui l’invito della Cooperativa L’Ortara, della quale anche Mauro faceva parte, alle giovani generazioni, affinché si impegnino concretamente per restituire dignità e vita al piccolo borgo lunigianese. “Dobbiamo ricordare Mauro soprattutto per i valori nei quali credeva affinché siano per noi una guida, proprio come se lui fosse qui” è stato l’appello di uno dei suoi amici.

La scalata era il suo grande amore. Aveva conseguito il titolo di istruttore nazionale di alpinismo e arrampicata libera. Una passione che metteva a disposizione degli altri come quando nei panni della befana, scendeva dalla torre campanaria del paese, trasportando una gerla colma di calze da distribuire ai bambini presenti.

Pur tra innumerevoli impegni, Mauro riusciva sempre a ritagliarsi un po’ di tempo per partire alla scoperta di luoghi straordinari e vette da conquistare, come la Carpe diem, sull’Aiguille de Chatelet del Monte Bianco o l’Himalaya.

E su una di quelle vette ha lasciato la vita. Un destino beffardo si è preso gioco della sua grande esperienza. Mauro era tutto fuorché uno sprovveduto, ben conscio dei rischi che affrontava e che nulla si può, di fronte al volere della natura. E così la montagna lo ha stretto in un ultimo abbraccio mortale.

L’alpinista è un uomo che conduce il proprio corpo là dove un giorno i suoi occhi hanno guardato, diceva Gaston Rébuffat. E Mauro è tornato là, dove un giorno ha posato gli occhi ed è nato un grande amore. Tra cattedrali di roccia, impetuosi torrenti e volte stellate, avvolto nell’impenetrabile silenzio dell’infinito e col cuore colmo di tanta bellezza.