Sulle cave, dal GrIG, Alberto Grossi si appella al Parco e alla tutela dell’ambiente

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Il Presidente del GrIG Alberto Grossi comunica:

“I soci apuani del GrIG (Gruppo di Intervento Giuridico) sono membri di diverse associazioni ambientaliste che da anni si rivolgono costantemente a tutte le istituzioni per cercare di tutelare i beni comuni individuati dalle leggi nazionali, internazionali e dallo stesso Parco, un ente nato con le cave “dentro”, palese dimostrazione della sottomissione della politica a industriali concessionari.

Meglio di qualsiasi altro, capita il caso Focolaccia (citato su La Nazione 26/03/2017). Il bacino estrattivo è caratterizzato dalla presenza della cava Focolaccia-Piastramarina che ha estese discariche di detriti, opera in zona con rilevanti criticità paesaggistiche, determina alterazione dei valori naturalistici e geomorfologici su ambienti di alta quota e sulle matrici forestali, lavora oltre il limite di 1.200 metri di quota, ha infranto il crinale e abbassato il passo omonimo di oltre sessanta metri, ha ostruito e tagliato cavità e acquiferi, è in prossimità di SIC, SIR, ZPS e in zona a carsismo diffuso, ricca di grotte e degli abissi più importanti d’Italia. Nonostante gli abusi citati la cava è ancora lì, come se il peccato originale (le cave dentro il Parco) avesse sminuito ogni vincolo e tutela. Neanche il PIT è riuscito a fermarla. E il motivo è risaputo. Riguardo le attività estrattive nel Parco, il Piano fu riscritto nelle stanze della Regione (dichiarazione di Anna Marson al Consiglio Regionale) con l’ingerenza di due delegati degli industriali: il geologo Landucci e l’avvocatessa Carcelli (dichiarazione di Versilia Produce). Gli ambientalisti del GrIG, insieme a sei associazioni, ricorsero al Capo dello Stato contro un PIT manipolato per favorire le escavazioni nel Parco. Visionari? Come no! Però oggi è dimostrabile che uno stato di illegalità continuata è stato superato con la formula magica “dell’interesse socio-economico della popolazione di Minucciano” (PIT schede di bacino nr. 2, 3 e 5) che prevarica qualsiasi norma e anche il buonsenso.

Questo espediente, che permette di agire contra legem, è stato dettato dai privati, asseverato dal Consiglio Regionale con il tacito assenso del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, applicato dai sindaci (non è solo Minucciano a beneficiarne). Così la Focolaccia, sospesa per non aver osservato le prescrizioni, ha già riaperto e riprenderà a devastare, infrangerà altre vie d’acqua, compirà ogni abuso fino alla prossima contestazione con successiva piccola sanzione e conseguente riapertura.

Ha ragione il Parco quando ammette che il frutto perverso della politica è “perdonare”, cioè
consentire di violare più volte la legge? Che anche la legge regionale sulle cave (LRT 35/2015) non consente la chiusura in caso di violazioni? Noi non crediamo che il Parco si trovi costretto ad agire nel solo modo che porta, comunque, all’autorizzazione all’estrazione (le cave attive sono aumentate fino a contarne una settantina), né possiamo accettare che si riattivino cave come cava Borella (comune di Vagli), già chiusa e destinataria di un finanziamento europeo per un progetto culturale, permettendo altresì violazioni di vincoli paesaggistici e ambientali; e non è accettabile nemmeno che esso deroghi a normative stringenti e conceda il taglio dell’abisso del Pozzone (comune di Vagli di Sotto), per di più accogliendo la relazione di un tecnico di parte che dichiarò l’abisso «privo di valore naturalistico e archeologico».

La casistica, che evidenzia numerose e costanti infrazioni compiute dalle ditte, è ampia al pari della permissività dimostrata dall’ente pubblico. L’attualità ci offre, oggi, anche la questione della viabilità per le cave del Sagro. Il Parco dovrà e vorrà soddisfare le esigenze di chi ha disprezzato puntualmente le sue prescrizioni, ha lavorato nonostante fosse stato oggetto della sospensione dell’attività, ha riempito i canali di Marmettola e inerti, non ha rispettato il rapporto 25/75 tra marmo e scaglie, ha sversato rifiuti e detriti in area tutelata? Oppure osserverà le proprie finalità statutarie tutelando l’ambiente e, in modo specifico, la centaurea Montis Borlae, una ricchezza particolare perché è un endemismo che non si trova in nessuna altra parte del globo ed è quindi un patrimonio che appartiene all’umanità?

Qui non ci sono cavilli burocratici e il Parco avrà l’occasione di dimostrare se è libero o supino, se vorrà coartare anche la sua normativa (Piano per il Parco) pur di soddisfare i desideri degli industriali. Soprattutto dovrà pensare se conta qualcosa o niente”.

GrIG, Presidio Apuano
Il Presidente Alberto Grossi

Massa, 27 marzo 2017

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