Moonlight, crescita emotiva nel ghetto

La pellicola di Barry Jenkins premiata agli Oscar come miglior film

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La storia di Chiron, ragazzo afroamericano, attraverso le varie fasi della sua vita (Alex Hibbert lo interpreta da bambino, Ashton Sanders da adolescente e Trevante Rhodes da adulto), tormentato dai bulli per la sua probabile omosessualità e con una madre tossicodipendente (Naomie Harris).

Il secondo film del regista Barry Jenkins arriva otto anni dopo Medicine for Melancholy, dramma romantico del 2008, ed è la trasposizione della pièce teatrale Moonlight Black Boys look Blue di Tarell Alvin McCraney.

Il film è diviso in tre atti ben distinti (i. Piccolo, ii. Chiron, iii. Black) a cui corrispondono tre fasi diverse della vita del protagonista (infanzia, adolescenza, età adulta) mostrandone la difficile crescita, non solo fisica ma soprattutto emotiva, e la sua travagliata ricerca di identità, che passa anche da quella sessuale.
La regia predilige macchina a mano e movimenti di camera alla staticità, inquadrature quasi sempre strette sui protagonisti, incollate a loro.
Uno stile che fa entrare lo spettatore dentro alla vita di Chiron; un occhio non esterno e oggettivo, ma intimo e personale, che cerca di cogliere le sensazioni ed emozioni di questo ragazzo silenzioso ed introverso.

La pellicola riesce a descrivere lo smarrimento di un ragazzo che, cresciuto con una madre assente e tossica e senza padre, sta cercando di capire quali siano i suoi sentimenti e di trovare il proprio posto nel mondo.
Tutto questo nella realtà dura del “ghetto”, dove il diverso è discriminato e perseguitato, e dove l’unica via d’uscita sembra sia nascondersi e uniformarsi agli altri.
Chiron, proprio per questo, crea come una sorta di armatura intorno a se; si ritrova dal taciturno, fragile e minuto ragazzino soprannominato “Piccolo” ad essere un palestrato spacciatore che ostenta sicurezza.

Moonlight tocca nel profondo, è un film delicato e sensibile con uno straordinario cast di attori, tra cui spicca il bravissimo Mahershala Ali (vincitore dell’Oscar al miglior attore non protagonista per il ruolo dello spacciatore Juan che, nella prima parte della storia, diventa una sorta di figura paterna per il protagonista).
Un’ottima pellicola che ha ottenuto il Golden Globe come miglior film drammatico e l’Oscar come miglior film.