La La Land, l’evoluzione del musical

La storia d'amore di Mia e Sebastian, tra canzoni e balletti

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Mia (Emma Stone) è una ragazza col sogno di diventare un’attrice famosa; i suoi miti sono le dive della Hollywood che fu, come Ingrid Bergman.
Sebastian (Ryan Gosling) è un talentuoso pianista jazz, amante dei grandi classici, che sogna di aprire un locale tutto suo.
Queste due anime affini sono destinate ad incontrarsi e, probabilmente, ad innamorarsi; tutto può succedere a Los Angeles, la città dei sogni realizzati ma anche di quelli infranti.

Dopo lo splendido Whiplash, uno dei migliori film degli ultimi anni per chi scrive, il giovane regista Damien Chazelle torna con un’altra pellicola dal soggetto musicale.
Il primo amore di Chazelle è stata infatti la musica, per essere precisi il jazz –Vi ricorda qualcosa?-, che ha studiato come batterista presso la Princeton High School, prima di accorgersi di non aver un gran talento come musicista.
Questo sogno infranto lo ha però portato alla sua vera vocazione, il cinema, e alla realizzazione di un film, La La Land appunto, che ha già vinto sette Golden Globe e che si appresta a fare altrettanto bene questa domenica agli Oscar (quattordici le nomination, come Eva contro Eva e Titanic, tra cui Miglior film, Miglior regista, Miglior attore e attrice).

La La Land incomincia come un grande tributo ai classici musical hollywoodiani, da Un americano a Parigi a Cantando sotto la pioggia (che il film di Chazelle ricorda molto dal punto di vista cromatico); la prima scena è un numero musicale di massa strabordante diretto con incredibile manierismo registico, un fantasmagorico piano sequenza dove la cinepresa stessa “danza” in mezzo ai personaggi.
Tutta la prima parte, dove assistiamo all’incontro e all’innamoramento, è costantemente inframmezzata da performance canore, quasi sempre asservite alla trama e mai viceversa; per tutto il film i due protagonisti e la loro storia rimangono centrali e raramente sono sottomessi allo spettacolo fine a se stesso, cosa che avviene spesso nel musical.
In questa parte il look e il tono del film richiamano quelli di pellicole di altri tempi, principalmente anni ’50 e ’60 (non solo musical, trova spazio anche un tributo a Gioventù bruciata), dando alla storia, comunque ambientata ai giorni nostri, una dimensione atemporale, da sogno.
Proseguendo, nella seconda parte, si ha una svolta che porta ad un cambiamento; i numeri musicali scompaiono quasi del tutto, la regia diventa più asciutta, la fotografia più realistica.
Il film, a questo punto, si trasforma e cambia pelle: da semplice tributo ai classici ne diventa una sorta di evoluzione, una pellicola che usa il linguaggio del musical in modo metatestuale.
La precedente parte dell’idillio amoroso si rivela come idealizzazione; una storia d’amore vista, e vissuta, dai due protagonisti attraverso la lente dei film e della musica che amano.

La La Land è un grande film, un film che verrà ricordato, consigliato agli “habitué” del musical e non.
Le scene prettamente musicali sono relativamente poche, ben contestualizzate e poco “pesanti” (scena iniziale a parte, volutamente esagerata e sopra le righe, non fatevi scoraggiare).