Nominati i papabili alla carica di presidente del parco delle Apuane

Al governatore della Toscana, Enrico Rossi, il compito di scegliere chi resterà alla guida del Parco per i prossimi quattro anni

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Si sono dati appuntamento venerdì pomeriggio a Seravezza all’interno della biblioteca scientifica, i sindaci che avevano il compito di formare la rosa di candidati alla nomina di presidente del Parco delle Apuane.
Un tema caldo, nel cui ambito si scontrano istanze ambientali e occupazionali e dietro le quali è facile nascondersi per celare responsabilità e interessi economici poco puliti.
La scelta dei sindaci è caduta su Domenico Davini con 48.360 quote, Alberto Putamorsi, attuale presidente del Parco con 21.823, Riccarda Bezzi 17.923 e Mirna Pellinacci con 5.290.
Al governatore della Toscana, Enrico Rossi, il compito di scegliere chi resterà alla guida del Parco per i prossimi quattro anni.

Alberto Putamorsi parco
Alberto Putamorsi, candidato alla presidenza del parco

Presenti come sempre, anche i rappresentanti delle associazioni ambientaliste che da anni combattono per la tutela delle nostre montagne. Seppur consapevoli che le nomine sono frutto di accordi, hanno ancora la speranza che qualcosa possa cambiare. Combattono in nome di quello smisurato amore che li lega alle “loro” montagne, restando in attesa di un segnale di svolta. Venerdì quel segnale è arrivato dal sindaco di Massa e da quello di Gallicano, che hanno proposto una nomina in netto contrasto e di sdoganamento di quella linea generale, che è solo apparentemente vicina alle problematiche ambientali ma di fatto volta a favorire gli interessi dei gestori delle cave. Un segnale forte ma non abbastanza da determinare un vero e proprio cambiamento.

I membri del GrIg, hanno sottolineato anche in questa occasione, l’importanza dell’avvicinamento dei cittadini al ruolo degli ambientalisti, troppo spesso e ingiustamente confinato alla mera protesta e alla distruzione dell’economia locale. È importante invece, sempre secondo il GrIg, che i cittadini sappiano che tra qualche anno non ci sarà più un lavoro da tutelare, perché di quelle montagne, depredate di ogni risorsa, non resterà nulla. E non si parla solo di marmo ma di tutti quegli straordinari ecosistemi che le rendono uniche al mondo e che ne hanno decretato l’ingresso nel Geoparco Unesco.
Possiamo anche girare le spalle al problema ma occorre chiedersi se è questo il futuro che vogliamo assicurare ai nostri figli. Togliere loro ogni speranza di poter godere di un patrimonio inestimabile.

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