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Il saggio che vi propongo questa settimana ripercorre la storia del movimento anarchico in italia, dai moti rivoluzionari del 1848 al 1984.
Senta si è assunto un compito molto arduo in questo suo saggio, cioè il designare un profilo storico dell’anarchismo italiano. Una delle difficoltà, se non quella principale, è proprio quella di dare un connotato definito a ciò che è l’anarchia e, in particolare, l’anarchico; esistono molti profili e prospettive diversificate e divergenti rendendo l’universo libertario molto variegato: dal comunismo all’individualismo, dal sindacalismo al pacifismo, dall’antimilitarismo all’educazionismo e così via. È questo fermento di idee che rende il movimento molto originale.
Il testo parte da Pisacane e ripercorre la storia del Risorgimento italiano, citando nomi di personaggi altisonanti come Bakunin e Mazzini, pian piano risalendo Passanante, Sante Caserio, Gaetano Bresci, Pietro Gori, autore di molte canzoni anarchiche, Luigi Galleani, morto a Caprigliola, Errico Malatesta, uomo cardine del movimento anarchico italiano risalendo, pian piano fino alla contemporaneità, passando per la due Grandi Guerre giungendo per esempio all’omicidio di Pinelli nel dicembre del 1969.
Un libro ricchissimo di storia e personaggi che i libri scolastici raramente ricordano e di cui si sa molto poco. Viene citato anche il movimento anarchico di Carrara e la sua storia ed anche la Lunigiana.

Non mi dilungo in altre spiegazioni, ma è un libro che mette il riflettore sulle piccole storie di donne e uomini, su quel mix unico di libertà e uguaglianza che è l’idea anarchica.

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