“Le cave private non esistono”, parte la campagna di Arci Massa Carrara

Al via la strategia di comunicazione in vista delle prossime udienze previste al Tribunale di Massa. #nocaveprivate #sonoanchetue

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Gianluca Costantini, artista, attivista e autore di graphic journalism ci ha donato questo disegno: “Le cave private non esistono”. Abbiamo deciso, così, di rilanciare una campagna di comunicazione anche in vista delle prossime udienze previste al Tribunale di Massa. #nocaveprivate #sonoanchetue”. Così scrive Arci Massa Carrara nella propria pagina Facebook.

“Le cave private non esistono” è una affermazione che indica un obiettivo chiaro e una strada perseguibile dalle Istituzioni: realizzare quell’intervento normativo e di regolamentazione “in ragione degli interessi pubblici che il legislatore regionale ha inteso tutelare” secondo “le competenze che possiede” come ha detto la Corte Costituzionale nel censurare la legge 35/2015.

rossi poletti cave“Una strada perseguibile – purché lo si voglia – sia da parte della Regione Toscana come hanno fatto altre regioni quali la Calabria, che ha legiferato scrivendo “I materiali di miniera e di cava…presenti nel territorio in superficie o in sotterraneo, in quanto risorse naturali non rinnovabili ed economicamente utilizzabili, sono di pubblico interesse” sia da parte del Comune di Carrara nel suo regolamento comunale. La vittoria del No al Referendum, come sappiamo, ha lasciato alla Regione la possibilità di legiferare in materia ed è necessario che questo venga fatto velocemente. Lasciare, invece, alle aule dei tribunali civili la disputa sulla natura delle cave delle Apuane senza neppure predisporre un’adeguata difesa – che fine ha fatto la ricognizione del patrimonio pubblico ? – vuol dire favorire gli interessi del profitto privato a discapito della collettività e dei suoi interessi”.

“Per questo motivo come Arci – conclude il comitato -, chiediamo che la Regione Toscana ed il Comune di Carrara escano dal colpevole silenzio e dalla colpevole inerzia a cui hanno deciso di condannarsi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sui beni estimati”.

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