John Niven, A volte ritorno, Einaudi

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Ironico, irriverente e dissacratorio. “A volte ritorno” di John Niven si potrebbe riassumere così.
La trama subito suggerisce al lettore che non si tratta di un libro facile. Dio se ne va in vacanza a pescare per un paio di settimane, senza considerare che la sua pausa durerà all’incirca cinque secoli terreni. Torna giusto nel 2011 e la sua segretaria gli fornisce un po’ di materiale necessario per aggiornarsi, Lui, facendosi cupo, scopre cosa è accaduto in sua assenza, rimane atterrito: tratta degli schiavi, olocausto, guerre mondiali. Non riesce a trattenere il vomito sulla cartella in cui si parla della Bosnia-Erzegovina, poi apprende dei massacri perpetrati in su nome: l’odio per i gay, la rabbia degli antiabortisti, la furia degli integralisti islamici, la pedofilia nella chiesa, scopre persino che gli uomini hanno deciso di rendere illegale la marijuana che lui aveva creato proprio per i suoi figli prediletti.
Bisogna fare qualcosa, Gesù se ne tira fuori “te l’avevo detto che il libero arbitrio non era una buona idea”, ma dopo un colloquio con Satana viene spedito nuovamente sulla Terra per cercare di rimettere a posto le cose.
nivenIl Messia viaggerà da New York a Los Angeles, prenderà parte ad un reality show canoro assieme alla sua band di scapestrati dediti ad ogni tipo di nefandezza e poi trova riposo in una comune hippy anni ’70. Il finale è incredibile e tutto da leggere.
“Io rispetto tutto quello in cui credono gli uomini, ma difendo anche il diritto di prenderlo in giro con intelligenza”, ha detto Niven in un’intervista alla Bbc. Ha avuto ragione Random House che ha deciso di pubblicare “A volte ritorno” dopo che altre diciotto (18) case editrici l’avevano rifiutato nonostante i grandi successi precedenti dell’autore, a conferma che scherzare con i santi resta molto pericoloso.
L’autore scozzese ha costruito un libro pieno di cultura, dolente per i tempi in cui viviamo. Una satira – sacrosanta – contro tutti gli integralismi e i falsi miti, che azzoppano le nostre anime post moderne. “Sapete cosa pensa lui di voi? – urla Cristo nella puntata finale del reality indicando il manager inventore del programma, mister Stelfox, specchio di quel che siamo diventati – Pensa che voi spettatori siate spregevoli. Degli idioti. Dei ritardati buoni solo per sganciare soldi”. E poi conclude: “Ce l’avete una mezza idea di quanto fate girare le palle a Dio? Vi regalano un Pianeta e voi che fate? Tempo cinque minuti lo trasformate in una discarica”.
“A volte ritorno” infatti è un libro sull’essenza della vita, sulla religione, ma soprattutto sull’amicizia e sull’amore: le armi usate dal nuovo Gesù per provare a ridare speranza allo spirito della “parola perduta del Padre”. Ci sono amore e amicizia dentro quel terribilmente semplice (ma così evidentemente incomprensibile per l’uomo) “fate i bravi”, che ricorda lo “state buoni” di san Filippo Neri. E vengono in mente le parole del poeta Thomas Eliot quando si chiedeva: «È l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?». Risposta scontata a leggere Niven, ma anche soltanto a guardarsi un po’ intorno.

Citazione:

E cosí ballano in piedi sui tavoli, si scolano tutto il bar (che ovviamente si riempie di nuovo come per magia: in paradiso non c’è bisogno di correre all’alba in certe equivoche rivendite di alcolici), cantano fino a sgolarsi – a un certo punto Gesú viene portato in trionfo per la sala al suono di I Am the Resurrection degli Stone Roses – e tutti si infilano a turno negli angoli o sui divani a raccontarsi quanto si vogliono bene.

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