Francesca Barra – Il mare nasconde le stelle, Garzanti

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“Mi chiamo Remon. Sono un cristiano copto. Avevo quattordici anni quando sono arrivato in Italia a bordo di un barcone dall’Egitto. Da solo. Il mio viaggio in mare è iniziato il 6 luglio 2013, è durato centosessanta ore. E preferirei morire pur di non dover più compiere quel viaggio”.

Remon è uno dei tanti. Un ragazzo che ce l’ha fatta, che ha attraversato il Mediterraneo per fuggire e cercare un sereno approdo. Non conosce ancora il suo futuro, affida la sua strada alle stelle, parla una nuova lingua e si integra grazie all’aiuto di tanti volontari, di una nuova famiglia e di nuovi insegnanti, amici, ragazze. Questo succede perché Remon è un ragazzo come tanti altri, è un arabo ma non è musulmano, ha una fede solida e comprovata in Dio, vuole studiare, fare progetti e vuole lavorare, ma c’è di più: è conscio di tutto ciò che ha compiuto finora e nella sua seppur ancora giovane età ha conosciuto il terrore della morte e la gioia della rinascita.

Francesca Barra racconta con semplicità una storia bellissima, ancor più interessante se si pensa al fatto che il protagonista ha ancora davanti a sé un mare (questa volta tranquillo) di possibilità per poter migliorare ancora la sua stessa esistenza e darle un senso.
Esprimere con dolcezza e trasporto i pensieri di un quattordicenne non è facile, soprattutto perché si rischia spesso di tradire la purezza con cui vengono espressi i primi racconti, quelli ancora ruvidi che la narrazione deve levigare e rendere appetibili ai lettori e in questo l’autrice è stata davvero brava, è riuscita a dare vigore ad un testo che avrebbe potuto trascendere nella banalità di un racconto seppur accorato di una storia interessante ma bisognosa di quelle “carezze” tipicamente narrative e forse anche femminili che meritava.

“Il mare che nasconde le stelle” ha un insegnamento? Partiamo dal presupposto che Francesca Barra si preoccupa principalmente di raccontare una storia, che è vera, con un protagonista che appare persino in quarta di copertina. Continuiamo con il dire che se una morale vogliamo inserirla per forza allora di sicuro dobbiamo dire che questo libro insegna a non avere paura degli altri e ad accoglierli. Concludiamo con il riportare una citazione di Dostoevskij in cui il grande romanziere russo dice: “Io mi sento responsabile appena un uomo posa il suo sguardo su di me” (frase che trovate anche all’inizio del libro).

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