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Il consiglio di lettura per questa settimana è un libro del 1998 scritto da un giornalista di Le Monde, il quale ha raccontato la storia di due donne coraggiose, due giovani monache tibetane, Kyzom e Yangdöl: due ceti sociali differenti ma i loro destini inesorabilmente legati da un unica tragedia, il Tibet occupato e martoriato dalla Cina. Gli anni in carcere tra sevizie e umiliazioni, la rieducazione a favore degli occupanti, la fuga dal paese tra le vette più alte dell’Himalaya con poco cibo e rischiando di congelare, ed infine l’arrivo alla meta sicura dove poter sentirsi libere. Il giornalista ha voluto raccogliere le loro voci per farle risuonare in tutto l’occidente, sempre distante dalla tragedia del popolo tibetano. Le storie delle monache sono impregnate di lotta contro l’oppressore, dell’ideale di libertà e di pace; prospettive che le hanno condotte a rischiare la vita, ma allo stesso tempo a superare le durissime prove a cui sono state sottoposte. Lo stesso autore nell’introduzione non riesce a capacitarsi di come fossero potute sopravvivere a tanta sofferenza; dice infatti «i loro racconti, di una precisione incredibile, superavano in orrore tutto quello che avevo potuto immaginare prima di intraprendere il viaggio».

Un libro questo che, a mio parere, permette moltissimi spunti di riflessione, soprattutto per il dramma che il mondo sta vivendo: il fenomeno migratorio sempre più acuto. In ogni tempo ci sono popolazioni costrette a lasciare il loro territorio perché qualcun altro ha deciso per la loro vita, li costringe a superare prove a volte anche più grandi della statura di un uomo.