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Bernardo Soares è il protagonista dell’opera di Pessoa che oggi vi proponiamo. Facendogli scrivere un diario ha delegato al suo protagonista il racconto autobiografico della sua esistenza di uomo nella sua Lisbona: la sovrapposizione tra Pessoa e Soares è infatti inevitabile, le somiglianze tra le due vite è evidente ed esplicita.

Soares è un uomo taciturno e solitario, se ne sta dietro una finestra a spiare silenziosamente tutta la vita che gli accade intorno. Proprio per questo si può dire che il suo diario è una finestra che apre su due paesaggi: uno interiore ed uno esteriore, paesaggi che incessantemente s’intersecano e si confondono. Lo stesso personaggio Soares è una figura che, come un pendolo, tende a liquefarsi e ricomporsi tra i suoi pensieri e la sua vita materiale. La sua esistenza si interpone tra la vita e la coscienza di essa, tra sé stesso e l’idea di sé stesso, tra il reale che egli guarda e quello che riproduce nella sua descrizione letteraria. Il Libro dell’Inquietudine è un viaggio nella profondità di un personaggio che potrebbe ispirare ognuno di noi a porsi domande, a cercare chiavi di lettura per la nostra vita e, a volte, anche a trovare le prole giuste per comprendere meglio ciò che abbiamo dentro.

Per concludere vi lascio alle parole di Soares che, a mio parere, toccano l’animo dell’opera:

«Ho creato in me varie personalità. Creo costantemente personalità. Ogni mio sogno, appena lo comincio a sognare, è incarnato in un’altra persona che inizia a sognarlo, e non sono io. Per creare mi sono distrutto […]. sono scena viva sulla quale passano svariati attori che recitano svariati drammi»

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