Tra frane e viadotti, il progetto di Ferretti per salvare cavalli e montagna

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Molti lo hanno amato, molti lo hanno odiato. Ma accade solo ai grandi di non essere dimenticati e di avere sempre nuove idee per andare avanti.
Oltre il passo del Cerreto, quando la montagna inizia a farsi aspra e inabitata, tra quei boschi verdissimi, vicino alle vette scoscese, Giovanni Lindo Ferretti ha ritrovato la sua casa. Cerreto Alpi è il luogo che ha dato i natali a lui e alla sua famiglia, ed è la patria di tutte le storie che egli stesso ha provato tante volte a raccontare nelle sue canzoni, storie di uomini forti, di fatica, di gente barbara di cui ci aveva giù parlato in un libro presentato proprio all’inizio di quest’anno.
Ferretti, nello scorso dicembre si è inventato una Fondazione che porta il suo nome che ha per scopo quello di preservare  e tramandare la necessità e il piacere di vivere in montagna, un invito a non abbandonare la propria terra e quindi anche la propria storia.
Quest’anno però ci riprova con un progetto più tangibile, poco lontano dalla Lunigiana, a Collagna, nella alta valle del Secchia, Appennino reggiano. La sede è quella di una azienda agricola risalente agli anni ’60, che trova la sua dislocazione tra una frana e un viadotto, in un territorio in cui non abita nessuno, lasciato abbandonato dagli uomini e destinato a diventare patria dell’incolto; il mezzo è quello del crowfunding (finanziamento collettivo online) del valore di 100mila euro, un decimo del valore complessivo dell’investimento in atto, per supportare lo sviluppo di attività legate al consolidamento dell’azienda agricola, della stalla, alla costruzione di un’arena all’aperto, allo sviluppo delle discipline equestri, teatrali ed artistiche, alla rigenerazione di una civiltà del vivere sui monti; lo scopo è quello di salvare una “compagnia di uomini e cavalli”. “Quello che andiamo perorando è un miracolo – dice Ferretti -, ma i miracoli accadono”.

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Facciamo un passo indietro, assieme ad altri 2 amici Ferretti aveva provato, lo scorso anno, a salvare la Corte Transumante di Nasseta, nata quattro anni prima, cercando una collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano che “ipotizzato e concordato come sviluppo e potenziamento si rivela, nella realtà dell’operare, un rapporto fallimentare”. Una difficoltà che “ci ha costretti a due anni di prigionia in un centro ippico dell’alta Lunigiana – sostiene Ferretti – per la cui gestione avevamo vinto il bando di assegnazione ma di cui non siamo riusciti a formalizzare il contratto a fronte di scadenze inevase, soluzioni rinviate, formulazioni sempre più labili e infine la latitanza degli interlocutori”. Nel frattempo Elegante, Scricciolo, Socrate, Tancredi, Verbena: cavalli maremmani; Tre e L’Una: cavalli di montagna (i pezzi forti della Corte Transumante di Nasseta) avevano iniziato ad avere i primi puledri e i loro “umani” avevano bisogno di trovare una casa, il cibo con cui sfamarli, i mezzi con cui permetter loro di vivere in montagna senza dover migrare altrove. L’unica azienda agricola del crinale che poteva soddisfare tutte le esigenze del comprensivo era stata messa in vendita. E ora servono soldi per realizzare un progetto unico nel suo genere che potrebbe portare arricchimento ad un’intera montagna che ha le sue pendici in due regioni e due valli sempre vicine e strette tra loro. “Se la nostra montagna frana irrimediabilmente, frana la terra e si sgretolano le comunità che la abitano, e l’unica contromisura messa in atto è la costruzione di viadotti e gallerie ad agevolare il transito, noi accettiamo la sfida di questo nostro tempo: tra una frana e un viadotto costruiamo la nostra dimora di uomini e cavalli per essere argine, far fronte nella quotidianità dell’operare, secondo le nostre capacità, allo sgretolamento in atto”, dice l’ex voce dei CCCP.

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Dove? (Leggiamo nel programma)
Collagna è la stalla, dimora quotidiana, allevamento e cura, in cui uomini e cavalli, rinvigorendo e trasfigurando un antico patto, ne sperimentano attualità e validità, ne intuiscono le possibilità di sviluppo, la necessità di potenziarlo.
Collagna è l’arena coperta, il luogo in cui la relazione uomo-cavallo si esplica, si affina, iene offerta alla narrazione.
Collagna sarà un’arena all’aperto per ampliare lo sguardo, aprirlo all’orizzonte.
Cerreto Alpi è il borgo: il luogo della dimensione culturale, una relazione conviviale attraverso l’arte e i suoi linguaggi.
Tutto intorno le montagne come un abbraccio rigenerante.
Ci sarà un Eremo: distacco dalla contingenza, ascesa al silenzio, cammino nel tempo.

Questo è il link al progetto: www.derev.com/it/trafraneviadotti