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Imbracciare un fucile ed iniziare a sparare. Sentire l’adrenalina che corre nelle vene e poi l’odore di sangue, una ferita, un corpo al suolo. Ci sono le bombe, quelle intelligenti e quelle meno, la paura di morire. Raccontare le guerre non è affatto semplice “è un lavoro talmente atroce che ti spezza il cuore ma che serve a far capire a tutti gli altri perché esistono i conflitti”, ce lo conferma Raffaele Crocco, giornalista Rai, scrittore, documentarista, che in un sabato pomeriggio piovoso è arrivato a Pontremoli, assieme ad Emanuele Giordana, per raccontare, in veste di ideatore e direttore, L’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.

Partiamo da un semplice presupposto: perché si fa la guerra? In molti trovano normale che ci sia, anzi sembrerebbe ben più strano avere la pace, come se le ostilità fossero l’unico mezzo possibile per poter andare avanti, per fare la storia. Ci sono esempi di uomini come Martin Luther King o Gandhi che hanno portato avanti rivoluzioni pacifiche, è vero, ma i libri narrano quasi sempre e solo la guerra e questo accade dall’antichità fino ai tempi più recenti. “Prendiamo come esempio la strage di Sebrenica – racconta Crocco -, ci furono uomini uccisi uno alla volta, 8372 uomini dall’11 al 19 luglio (1995 ndr.), c’è bisogno di aggiungere altre parole ad un orrore simile? Io sono arrivato in centro America ed ho trovato una ragazza di 16 anni col passamontagna a fare la rivoluzione, sembrava tutto così semplice e invece ero lì, ero dentro un conflitto e lei non sembrava affatto preoccupata”.2015-03-21 17.31.34 I quesiti però non si fermano: perché 9 vittime su 10 di una guerra oggi sono civili? E’ come se tutto si fosse ribaltato rispetto al passato, prima della I Guerra Mondiale, conosciuta per le trincee e per l’enorme sacrificio di soldati. Oggi tutto è diverso perché c’è il terrore, ci sono strategie diverse per iniziare a muovere uomini e preparare difese, addirittura possiamo dire che la guerra sia diventata uno strumento di sviluppo, “dalla tecnologia militare a quella pubblica il passo è diventato brevissimo”. L’intento dell’opera presentata, un atlante in tutto e per tutto, con la scelta di una cartina insolita per il pubblico (la carta di Peters), è quello di spiegare le ragioni dettagliate delle guerre in corso, capire perché si combatte e chi sono gli attori. Ci sono foto, illustrazioni, schede divise per continente, dati relativi ai profughi e numeri dei territori di riferimento. A compilare le numerose pagine sono stati i giornalisti di numerose testate italiane ma anche le testimonianze di Amnesty International sulla situazione dei diritti civili e umani delle missioni Onu in corso, di Unesco sulla situazione della tutela dei beni artistici e ambientali distrutti dalla guerra (su cui l’Isis ci potrebbe dire qualcosa) e di Unhcr sulla situazione dei profughi e rifugiati. Spesso non ci accorgiamo di vivere vicino ai conflitti: “L’Ucraina è distante tanto quanto una ipotetica linea Milano-Palermo, il nord Africa è vicinissimo (vedi alla voce Libia), Cipro fino a poco fa ha presieduto la Ue, durante la guerra in Jugoslavia gli italiani si affacciavano e vedevano le bombe e i fucili sparare, noi occidentali abbiamo appoggiato una rivoluzione come quella in Egitto e poi ci siamo accorti che era tutto sbagliato, ci sono stati dei morti, forse troppi” confida Crocco ad un pubblico attento e interessato, tanto da abbondare quanto a domande conclusive. Si parla di “coltan” (per saperne di più leggete QUI) e di acquisti intelligenti che non vadano a gravare sulle guerre già in essere come i cosiddetti “fairphone” (ecco più informazioni), di banche etiche che non finanzino conflitti e anche di come l’industria dell’acqua possa nel suo piccolo, che tanto piccolo non è, gravare sulle spese militari di un esercito tanto da poter mettere in grassetto le sue quote tra le spese degli eserciti.

L’incontro è stato bellissimo così come le storie e gli aneddoti raccontati in prima persona da un giornalista che ha svolto con passione il suo mestiere ed ha messo a rischio la sua vita per raccontare quello che succede nelle zone interessate da conflitti. Un lavoro troppo spesso dato per scontato da chi ormai viene quotidianamente bombardato da una quantità di informazioni eccessiva e soprattutto nei giorni in cui si commemorano le morti di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a sangue freddo proprio mentre stavano scoprendo qualcosa di troppo importante da non poter restare in piedi sotto il peso del piombo.

Potete avere maggiori informazioni sull’Atlante ed acquistarlo seguendo questo LINK.

Qui sotto invece c’è il video della presentazione:

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