L’Imu agricola diventa legge

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Da ieri l’imu agricola è diventata legge, non senza aver portato con sé forti polemiche alla Camera con la maggioranza che si spacca nuovamente. Il decreto legge, che proroga anche l’esercizio della delega fiscale, è stato approvato con 272 sì, 153 no e 15 astenuti. Non avendo subito modifiche rispetto al testo arrivato al Senato entra in vigore da subito anche se alcuni ordini del giorno hanno impegnato il governo a mettere in piedi una commissione tecnica per affrontare la questione e con essa alcuni ricordi al Tar.

La battaglia politica comunque non si arresta. Il testo ha introdotto l’Imu sui terreni salvando quelli “montani”, mentre in quelli “parzialmente montani”  risparmia coltivatori e imprenditori agricoli, per poi di essere applicata indistintamente su quelli non montani. Per pagare quanto dovuto relativamente al 2014 c’è tempo fino al 31 marzo per saldare senza ulteriori interessi, mentre ci saranno rimborsi per coloro che hanno pagato ma non dovevano farlo.

Da Sel è arrivato un preciso attacco al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e alla sua struttura: “E’ vergognoso che il ministro dell’Agricoltura, il viceministro e il sottosegretario non abbiano trovato il tempo di presenziare alla Camera alla discussione e al voto sull’Imu agricola. Sel voterà contro una tassa ingiusta che mortifica un settore importantissimo per l’economia italiana già particolarmente provato da una tassazione insostenibile e da un mercato che vede l’assalto di forti competitor stranieri, capaci di imporre sempre più i loro propri prodotti sui banchi della distribuzione italiana”. Alle accuse ha risposto direttamente il ministro Martina, per il quale “il provvedimento tutela il più possibile chi vive di agricoltura, riduce il gettito di oltre cento milioni rispetto alla prima ipotesi, allarga di molto i comuni esentati a partire proprio dalla montagna e rafforza i meccanismi di esenzione e detrazione anche per quelli in pianura”.

Per Copagri, la giornata di ieri è una “pagina oscura della politica fiscale italiana”, per la Cisl è un “provvedimento sbilanciato, con contraddizioni e iniquità insanabili senza il coinvolgimento delle parti sociali”.