Marco De Paolis racconta le stragi naziste

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VILLAFRANCA – Il Salone Voltato del Museo Etnografico di Villafranca, domani alle ore 10 e 30, ospiterà un convegno per dibattere delle stragi naziste che, durante il secondo conflitto mondiale, hanno martoriato l’Italia e la Toscana. Donne e uomini, bambini e anziani, sono stati falcidiati dalla furia omicida e dalla pazzia che si vissero in quegli anni. Non solo omicidi però, anche violenze di ogni genere perpetrate contro un popolo che nell’ottica delle SS era visto come traditore, come il nuovo nemico da schiacciare sotto il tallone del terrore.

Un orrore indicibile che, seppure a 70 anni di distanza, non può colpire i diritti colpevoli, non deve essere dimenticato, ma tramandato e ricordato affinché non si ripeta. A raccontare questi fatti terribili e l’iter giudiziario, nella maggior parte dei casi ancora in corso, sarà Marco de Paolis, coadiuvato da un testimone diretto della strage di Stazzema, il quale in questi anni si è speso indefessamente per arrivare a capo di una situazione spinosa con forti contorni internazionali che ha giaciuto in un armadio troppo a lungo.

Sì perché l’armadio non è solo una metafora, ma segna la genesi delle indagini che De Paolis ha condotto e continua a condurre su queste stragi. Il mobile, soprannominato in seguito l’armadio della vergogna, in quanto chiuso a chiave e con le ante rivolte verso il muro, nel Maggio del 1994 furono rinvenuti 695 pratiche relative ai crimini commessi dai nazi-fascisti nella Seconda guerra mondiale. Con la pazienza di un certosino Marco De Paolis, all’epoca magistrato presso il tribunale militare di La Spezia, iniziò ad affrontare quella mole di carta, da cui emersero i più efferati atti di violenza compiuti dai nazi-fascisti sul suolo italiano.

Non si dette per sconfitto dopo la prima battuta d’arresto registrata nel processo di Certosa di Farneta, ma andò avanti, conseguendo vittorie importanti in quelli che riguardarono Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto. Tutt’ora in corso sono le indagini per quanto riguarda Civitella, Cortona, San Tomé, San Polo d’ Arezzo, San Cesario sul Panaro, e per San Terenzo Monti e Vinca. Una tragedia che ha distrutto intere famiglie che ha lasciato dietro di sé cumuli di cadaveri uccisi senza una vera motivazione.

Queste morti innocenti rappresentano il lato selvaggio, inumano della guerra, dove il nemico non ha età, sesso o religione, è il nemico punto e basta, e va distrutto, annientato nel corpo e nello spirito. Così De Paolis, in questi lunghi anni, ha provato a dare giustizia laddove non vi era mai giunta, battuta dal silenzio, dall’oblio, dall’oscurantismo che hanno rinchiuso tutti questi eventi dentro un armadio, chiudendolo a chiave e rivolgendolo verso il muro. Un ultimo atto di spregio verso le vittime innocenti di una pazzia sanguinaria che perseguiva la vittoria ad ogni costo, tracciando, in seguito, la sua disperata fuga su una strada costellata di cadaveri.

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