Piano paesaggistico toscano: la Lunigiana come la Versilia

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Mauro Chessa, presidente della rete dei Comitati di difesa del Territorio Toscano, e geologo, si “rivolta” contro il piano paesaggistico portato avanti dall’amministrazione Rossi.
Il Movimento 5 Stelle si unisce a coro di sdegno che mette ancora di più in evidenza come le logiche di asservimento di questa politica alla speculazione senza nessun rispetto dei nostri territori mostrino, oggi, tutte le conseguenze, a partire dai posti di lavoro .
Le ultime dal palazzo degli infami. NON SOLO APUANE, STANNO PROGRAMMANDO LA CEMENTIFICAZIONE DELLA TOSCANA. Oggi la commissione consiliare ha lavorato per stravolgere le schede d’ambito del piano (le parti del piano che ‘parlano’ ai Comuni e ai loro strumenti di pianificazione attraverso descrizioni, comprensive di valori e criticità, indirizzi, obiettivi di qualità e direttive; la parte che Rossi dichiarava di avere salvato dal maxiemendamento iniziale del PD).
Ci sono riusciti grazie al voto congiunto, con Forza Italia, sia degli emendamenti presentati dal PD che di quelli presentati da Forza Italia. Contro ogni accordo di maggioranza, in perfetto stile Patto del Nazareno; l’esito complessivo degli emendamenti presentati sarà disponibile solo nei prossimi giorni (la commissione è stata riconvocata giovedì e venerdì, dunque il piano non va in aula nei prossimi giorni).
Eccovi alcune delle modifiche più significative apportate: le tre schede che riguardano le apuane sono state stravolte (stuprate, viene da dire) grazie agli emendamenti PD. Fin dalla descrizione sintetica iniziale del profilo di ciascun ambito, reso omogeneo (Lunigiana eguale alla Versilia e alla Garfagnana) con la ripetizione di un testo che sostituisce interamente i testi originali, esaltando l’attività di cava come unico tratto significativo del paesaggio di questi territori (da Zeri, a Pontremoli, da Forte dei Marmi a Viareggio, e così via).
Un estratto significativo di tutto ciò: “L’ambito apuano…è interessato da alcuni siti estrattivi… In tali siti, le attività di coltivazione sono svolte in base ad autorizzazioni che compendiano, da oltre 30 anni, valutazioni di compatibilità ambientale e paesaggistica, emesse dagli enti competenti. Prendere coscienza del valore identitario delle cave di marmo è un’operazione necessaria, volta a riconoscere l’importanza storica e artistica di questi luoghi dai quali i grandi artisti hanno tratto materia prima per le loro opere. D’altro canto il marmo è uno dei biglietti da visita della Toscana nel mondo”.
Le modifiche non si sono limitate alle descrizioni, ma hanno interessato la descrizione delle criticità, nonché gli indirizzi, gli obiettivi e le direttive. Sempre il PD ha fatto cancellare una serie di direttive finalizzate a salvaguardare ciò che resta della piana di Lucca, con particolare riferimento al sistema delle Corti lucchesi e alle relazioni tra queste, il centro storico e i beni architettonici presenti nel territorio. Per distruggere parti fondamentali delle altre schede sono dovuti passare a votare gli emendamenti presentati da Forza Italia.
Conseguentemente via libera a nuovi consumi di territorio agricolo dove il piano si proponeva di evitarlo o limitarlo, via libera alle nuove espansioni che compromettono la leggibilità dei centri di crinale, via libera alle nuove espansioni lungo l’Arno, addirittura via libera alle discariche e infrastrutture edilizie nelle balze e nei calanchi del Valdarno. Quasi ovunque il piano prevedeva di “evitare” o “limitare” dei fenomeni di espansione dei centri, di frammentazione del territorio rurale, di saldatura delle urbanizzazioni. Il testo è stato modificato in “contenere” o “armonizzare”. Alle richieste dei funzionari di quale fosse il significato giuridico di “armonizzare”, ad esempio applicato alla “proliferazione di insediamenti”, nessuna risposta.
Così i nuovi processi di artificializzazione della costa, delle dune, delle aree umide ecc., non vanno più evitate ma solo “contenute”. Via libera anche a nuove “piattaforme turistico-ricettive” sulla costa tra S.Vincenzo e Follonica, nonché all’Elba, dove questi insediamenti erano invece segnalati come un modello da non ripetere. Così sfigurata, la parte del piano che si proponeva, senza prescrizioni ma soltanto con un quadro conoscitivo estremamente approfondito, con indirizzi e direttive, di ‘qualificare’ maggiormente la pianificazione locale, perde gran parte della sua legittimità tecnico-scientifica, oltre alla sua efficacia normativa.