La Pontremolese: una razza da salvare

0
268

Stava rischiando di scomparire la razza bovina Pontremolese e solo l’intervento degli operatori del settore agricolo, con l’ausilio dell’Unione dei Comuni, ha scongiurato l’estinzione di una razza che ha segnato la vita rurale della Lunigiana e il lavoro delle cave di marmo a Carrara. Era anche elemento importante nell’alimentazione e recenti studi hanno scoperto come le proprietà nutrizionali e organolettiche, sia della carne che del latte siano molto superiori rispetto ad altre razze.

Il bando di concorso che parte dall’Unione dei Comuni, per il recupero e la valorizzazione di questo bovino, è così rivolto a imprenditori agricoli professionali, iscritti alla Camera di Commercio e in regola con i pagamenti contributivi, che esercitano l’allevamento e la cui azienda, ubicata in Lunigiana, abbia le seguenti caratteristiche: un’estensione minima di dieci ettari; la presenza di strutture per il ricovero degli animali e di locali adibiti alla mungitura. La durata della concessione è di 5 anni e la domanda deve essere inoltrata entro il 4 di Marzo all’area attività produttive dell’Unione dei Comuni.

Il progetto è stato presentato nella sede dell’Unione alla presenza di Enzo Manenti, sindaco di Licciana, Fausta Fabbri, dirigente dell’Area Attività Produttive ed Edoardo Sisti. La convenzione impone che il comodatario dovrà conservare i genotipi autoctoni affidatigli, in pratica dovrà proseguire sulla strada della consanguineità e non dovrà incorciare gli animali con altri di razze differenti, questo per cercare di sviluppare una maggiore purezza della razza non disperdendone il patrimonio genetico che in questo caso è rarissimo.

Il progetto si svilupperà in collaborazione con il Dipartimento di Economia Agraria dell’Università di Firenze. Il centro dovrà seguire e collaborare alla realizzazione di linee giuda scientifiche e tecniche necessarie alla messa a punto di appositi disciplinari per l’allevamento, la nutrizione e la mungitura. Gli imprenditori agricoli quindi dovranno consentire l’accesso nelle aziende al personale tecnico specializzato dell’università. Un’opportunità per generare una nuova economia più green, più legata al territorio e alle sue tradizioni, che si basa su esperienza e competenza dei produttori diretti che si interesseranno a questa nuova avventura.

Perché questo è un vero e proprio lancio di dadi, un azzardo, una nuova scommessa che nasce e si sviluppa grazie a una peculiarità tutta lunigianese che deve essere diffusa, protetta e ampliata. Maggiori saranno coloro che torneranno a fare imprenditoria agricola, legandosi ai tempi moderni e alle nuove concezioni che si stanno sviluppando, e sempre meno il territorio sarà fragile e si potrà aprire un nuovo capitolo nella lotta al dissesto idrogeologico. Una nuova opportunità anche per implementare quelle eccellenze dell’agroalimentare lunigianese con il ripopolamento di una specie che può diventare diretta competitor con le altre carni, non solo Toscane, grazie all’apprezzamento che è stato ricavato dalla presentazione di alcune preparazioni a due edizioni del Salone del Gusto. Rolando Paganini è stato il curatore di queste ricette e chi ha potuto assaggiarla ne è rimasto deliziato.

Intervista a Enzo Manenti, sindaco di Licciana Nardi, e a Fausta Fabbri dirigente dell’Area Attività Produttive dell’Unione dei Comuni.