Si scrive buona politica si legge partecipazione – Valdo Spini ci racconta il suo libro

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La buona politica. Non solo un concetto ma un traguardo. Una finish-line che Valdo Spini prova a spiegare nel suo libro “La buona politica. Da Machiavelli alla Terza Repubblica. Riflessioni di un socialista”, presso la sala della biblioteca Walter Tobagi, evento promosso dai Giovani Democratici di Aulla.

Un viaggio lungo, che raccoglie al suo interno considerazioni personali, spaccati di vita politica, una concezione amministrativa che non si rintraccia più, o in modo molto particolare all’interno del quadro politico nazionale. L’analisi parte dalla condizione quasi unica in cui si trova a operare la politica italiana “Mentre negli altri paesi – spiega l’Onorevole Valdo Spini – esiste un bipolarismo chiaro e ben definito, con l’unica eccezione della Germania con il suo movimento centrista che si sposta a seconda del periodo storico stringendo alleanze che si basano sui contenuti programmatici; in Italia c’è una particellizzazione dell’offerta politica. L’associazionismo politico parte da un’ideologia chiara intorno a cui si cementano anche rapporti umani, fatti di contatto diretto con il territorio. Sentivamo di fare parte di qualcosa, di più grande, sentivamo il peso di portare avanti un progetto che puntasse al conseguimento del bene comune.”

Il periodo che fa da spartiacque tra una visione partecipata, con la frequentazione dei circoli di sezione, con il costante confronto politico-cittadino, si ha negli anni ’80 con l’ingresso in tutte le case della televisione che da mezzo puramente ludico diventa fonte di approvvigionamento dell’informazione “Con l’ingresso della televisione nella quotidianeità – prosegue Valdo Spini – si sono venuti a creare fenomeni di personalismo, con una cura sempre maggiore dell’immagine. Non si va più in sezione, visto che, comodamente da casa, si possono ascoltare le medesime considerazioni. E proprio da questa personalizzazione esasperata nascono meccanismi come quelli delle primarie. Il partito si trasforma e diventa partito rete, non più partito comunità, scollegandosi da quel filo diretto, sorretto dal dialogo e dal dibattito, che lo aveva contraddistinto negli anni precedenti. L’immagine stessa può superare i valori umani di un candidato, puntando solamente al consenso tramite l’apparenza.”

Importantissimo quindi fare un passo indietro, ritornando alle origini, perché secondo l’autore “la comunità può, e deve, incidere sulle scelte e sulle linee programmatiche”. L’analisi non si ferma solo al passato ma guarda anche al presente “Viviamo un’epoca di crisi straordinaria, abbiamo bisogno di una nuova presa di coscienza, combattendo la corruzione, l’evasione e l’illegalità che stanno distruggendo il sistema paese. L’Italia sarà costretta ad agire in tal senso, solamente così si potrà dare risposte e frenare questa recessione”. Una critica arriva anche all’attuale governance “Non si cambia l’Italia con gli slogan – afferma Spini – la stessa ricetta per la cura non guarda al centrosinistra, ma si prodiga in una visione liberista che è dovuta anche alla scelta degli interlocutori. Attualmente non sono più i lavoratori, ma gli imprenditori; trascendendo in una visione neoliberista molto lontana dai valori della sinistra, che confluisce nelle grandi intese. Occorre una riflessione forte sulla capacità di elaborazione, solamente puntando su un rapporto rinnovato con le parti sociali, dando nuovo impulso alla scuola, si può ottenere una vittoria strutturale.”

Cosa significano quindi questo due parole per l’autore? In modo molto semplice si può sintetizzare il suo concetto in una parola sola: partecipazione. Nel corso di questi anni c’è stato uno scollamento piuttosto netto tra amministratori e la base a cui, questi stessi, dovrebbero rivolgersi. Un allontanamento che si è generato dall’incapacità di fornire risposte corrette e puntuali ai cittadini, che ha avuto come prodotto la matrice populista che ha ricevuto consenso in sede elettorale. Un passaggio lo riserva anche all’elezione del nuovo presidente della Repubblica che auspica sia “una figura politica che sia difensore civico dei cittadini, che conservi il suo ruolo di garante. Prendendo ad esempio la figura di un grande Capo dello Stato quale fu Sandro Pertini”.

Presente alla manifestazione anche il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che condivide le idee dell’autore affermando come occorra “tornare a interagire con la base, condividendo un progetto, confrontandosi, riportando il lato umano all’interno del partito. Quel dialogo sano che nasce dalla partecipazione è una sfida. Lavorando per rappresentare gli interessi della parte più debole della popolazione, non dall’alto ma nel vivo. Sapendo esprimere questo rapporto che ritengo sia fondamentale”.

Di seguito l’intervista a Valdo Spini, autore del libro, e a Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana.